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Battute, lapsus e lacrime. Politica show a Cernobbio

Al Forum Ambrosetti di Cernobbio va in scena lo show della politica fra lapsus, siparietti e pure qualche lacrima, come quelle del ministro Renato Brunetta. L’ex Forza Italia sul palco si commuove per l’addio – o l’arrivederci – al Parlamento, mentre conferma che tornerà a fare il professore.

Il segretario della Lega Matteo Salvini inizia la giornata intervistato in radio a bordo piscina e con vista lago. Insieme a lui c’è anche la fidanzata, Francesca Verdini, piuttosto divertita dalle attenzioni che le dedicano i giornalisti. Salvini, che non a caso propone di spostare il ministero dell’Innovazione a Milano, si concede un upgrade tecnologico: “Mi permetto – dice intervenendo davanti alla platea degli imprenditori – di iniziare con qualche slides”. La soluzione non sfugge alla presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che parla di “novità” per il leghista: “Sì – accetta il gioco Salvini fra le risate della platea – poca spesa molta resa”.

Lontani da occhi indiscreti, i politici mischiano le carte a pranzo. Carlo Calenda mangia insieme alla ministra Mariastella Gelmini, neoacquisto di Azione, e all’ex premier Mario Monti con l’ex azzurra che in mattinata aveva scambiato due parole pure con Angelino Alfano, di casa a Cernobbio fin dai tempi in cui anche lui era ministro.

Calenda in precedenza ne aveva approfittato anche per parlare con l’economista Carlo Cottarelli, che tanto avrebbe voluto candidato con Azione e che invece correrà alle politiche con il Pd. Lo stesso Cottarelli che, subito dopo aver ascoltato il discorso di Antonio Tajani sui tassi di interesse, prende in disparte l’azzurro per esporgli la sua di visione, per quella che alcuni, scherzosamente, già definiscono come una piccola lezione di economia.

Anche Tajani si rende protagonista di un siparietto quando durante il suo intervento ritorna a “quella volta” che bisognava scongiurare che diventasse presidente della Commissione europea un socialista: “Matteo Renzi si ricorda della telefonata che gli ho fatto allora”. Un lapsus, visto che il Matteo giusto è il segretario della Lega e non l’ex premier. Poi la correzione, Salvini prende la palla al balzo: “Avevo una crisi d’identità”.

Sempre Tajani, parlando della caduta del governo Draghi, incolpa Pd e M5s. A quel punto Calenda si gira verso Enrico Letta, e, conoscendo già la risposta, gli chiede: “Sei stato tu?”.

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