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Comunali: in corso lo spoglio. Affluenza in calo

Hanno chiuso alle 23 i seggi per i ballottaggi che si sono svolti in 65 comuni in tutta Italia. In corso gli scrutini.

Dai primi dati degli scrutini, il centrosinistra è in vantaggio a Parma e a Piacenza. A Parma Michele Guerra ha un netto margine su Pietro Vignali. Più stretto, ma comunque non piccolo, quello di Katia Tarasconi (Pd) sulla sindaca uscente Patrizia Barbieri del centrodestra. Nei comitati elettorali dei due candidati di centrosinistra si respira un cauto, ma sostenuto ottimismo.

E’ stata la sfida di Verona tra Damiano Tommasi (centrosinistra) e il sindaco uscente Federico Sboarina (sostenuto da Lega e FdI) l’unica a “tenere” in parte il calo delle affluenze ai ballottaggi nei 59 comuni delle regioni a statuto ordinario (altri 6 sono di quelle speciali).

In tutto oltre 2 milioni gli italiani che potevano esprimere la preferenza per il loro nuovo sindaco, ma in molti, oltre due su tre, si sono tenuti lontani dalle urne: il dato definitivo del Viminale dell’affluenza alle ore 19 è stato del 29,44%, in calo rispetto al primo turno, quando negli stessi comuni, alla medesima ora, aveva votato il 38,46% (le urne si sono chiuse alle 23, subito lo spoglio elettorale così da avere nella notte i nuovi sindaci). La sfida clou di Verona ha tenuto, con uno dei risultati migliori in tutta Italia (quanto a capoluoghi) con il 32,03 per cento dei votanti (il 12 giugno alla stessa ora erano stati il 37,49 per cento). Per fare un confronto, l’altro ballottaggio di primo piano, quello di Parma (dove l’ex assessore di Pizzarotti, Michele Guerra, sostenuto dal centrosinistra ma non dal M5s, se la vede con Pietro Vignali sostenuto al secondo turno praticamente da tutto il centrodestra) ha avuto soltanto il 26,85% di votanti (36,99%).

Affluenza simile a quella di Catanzaro, unico capoluogo di Regione, con il 26,78%, ma con un forte calo rispetto al 46,93% del primo turno. Frosinone si conferma come una delle città dove le comunali sono particolarmente sentite, con il risultato migliore a livello nazionale: il 36,23 per cento. Ma anche in questo caso il calo è stato forte, circa undici punti percentuali rispetto al 47,21% di due settimane fa. Bene anche Viterbo che supera la soglia del 30% con un 32,77 per cento, e anche Piacenza con il 30,11%.

Al contrario, i capoluoghi con con l’affluenza più bassa sono state le due cittadine piemontesi di Alessandria e Cuneo con, rispettivamente, il 25,77% e il 26,48%. I comuni al voto nelle regioni a statuto ordinario con il maggior numero di elettori sono Verona (202.638), Parma (146.939), Monza (98.073), Barletta (80.159), Lucca (79.634), Alessandria (73.657), Catanzaro (73.294) e Como (72.132). Nelle regioni a statuto speciale, invece, Gorizia è il comune al ballottaggio con il maggior numero di elettori (30.295).

Alleanze alla prova ballottaggi, Pd spera in Verona 
(di Marcello Campo) I ballottaggi in 65 comuni, di cui 13 capoluoghi, rappresentano un test molto importante per capire la tenuta delle alleanze in vista delle politiche del prossimo anno, dal campo largo di Enrico Letta e Giuseppe Conte, al centrodestra a traino FdI. E infine per valutare il ruolo al centro di Carlo Calenda. Tra il primo e il secondo turno il Movimento Cinque Stelle ha vissuto giornate difficili, e chissà se la scissione di Luigi Di Maio avrà qualche effetto sul responso delle urne.

Da esaminare anche come il calo dell’affluenza condizioni l’esito del voto: alle 19 il dato definitivo della partecipazione al voto in 59 comuni (mancano quelli delle regioni a statuto speciale), è del 29,44%, in calo rispetto al primo turno (38,46%). A tenere banco, nelle ultime ore, il batti e ribatti tra Enrico Letta e Giorgia Meloni che sembra essere un antipasto del duello che potrebbe essere al centro della prossima campagna elettorale delle politiche. “È evidente – ha ribadito l’ex premier – che non ci confronteremo con la Meloni, sarà un interlocutore nelle aule parlamentari dopo, sperando sia all’opposizione, ma non sarà con lei che discuteremo delle idee per domani”.

E oggi la risposta piccata della leader Fdi: “Enrico rilassati, non c’è questo rischio: per Fratelli d’Italia non è mai esistita l’ipotesi di un governo con voi. Mai con il Pd, mai con la sinistra”. Ad ogni modo oggi si vota per i sindaci. Ovviamente tutte le partite sono importanti, ma è a Verona che si gioca la sfida che potrebbe segnare politicamente l’intera tornata amministrativa. Il Pd spera seriamente di conquistare la città scaligera, forte del risultato di quindici giorni fa di Damiano Tommasi e contando su un centrodestra diviso più che mai. La vittoria dell’ex calciatore della Roma, appoggiato da Pd, Azione, Più Europa, Partito socialista, Europa Verde, e liste civiche ma anche dal M5s sarebbe il miglior viatico a favore della strategia di Enrico Letta, quella di lavorare a un campo largo capace di essere attraente anche per Carlo Calenda: un fronte che punta a essere competitivo sul piano nazionale. Inoltre, l’ipotesi di una sconfitta del sindaco uscente, Federico Sboarina, fortemente voluto da Giorgia Meloni, acuirebbe il malessere già profondo creatosi nel centrodestra dopo il voto per il Quirinale. “Il fatto che Federico Sboarina abbia deciso di non apparentarsi con le liste di Flavio Tosi – attacca Matteo Salvini in un colloquio con La Stampa – è stato uno sbaglio clamoroso. E lo dice uno che Tosi lo ha espulso dalla Lega e che di certo non è uno dei suoi migliori amici. Non entro nelle dinamiche interne degli altri partiti ma da quello che mi risulta i vertici nazionali di Fratelli d’Italia hanno anche detto al sindaco di ripensarci, ma lui e i suoi hanno tirato dritto rinunciando a un accordo che avrebbe portato in dote il 23%”.

A parte Verona, il centrosinistra considera certa la riconferma alla guida di Lucca e Cuneo. Grande ottimismo circa la possibilità di riconquistare Parma dopo 24 anni e si punta anche su Como e Piacenza, anche se quest’ultima appare più in bilico. Ottimismo da parte dei dem anche ad Alessandria, feudo del capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari: anche qui, a sostegno del candidato sindaco, il Pd-M5s e Carlo Calenda. A Monza invece sembra che il centrosinistra sia indietro. Stesso discorso a Viterbo, Frosinone, Barletta e Gorizia dove il centrodestra è convinto di vincere. Infine Catanzaro dove sempre il centrodestra sembra avanti, tuttavia c’è attesa per capire che peso avrà il sostegno a favore del centrosinistra di Carlo Calenda.

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