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Comunali: in Emilia Romagna il test Parma dopo l'era Pizzarotti

Da primo laboratorio amministrativo d’Italia alla assenza totale dalla scheda elettorale, leggi M5s a Parma, al centrodestra che a Piacenza manda segnali di unità ai leader nazionali, passando per il Pd che per una volta può giocare all’attacco, trovandosi all’opposizione in tutti e quattro i Comuni con più di 15mila abitanti dove si va al voto, cosa insolita a queste latitudini.

In Emilia-Romagna le elezioni riguardano 21 Comuni, circa 360mila elettori e due capoluoghi di provincia. Parma e Piacenza sono due città vicine e legate per moltissimi aspetti sociali, economici e culturali, ma la situazione politica fra le due città non potrebbe essere più diversa: intanto perché a Parma finisce l’era di Federico Pizzarotti che ha portato a termine il suo secondo mandato e che non si candida nemmeno come consigliere comunale, mentre a Piacenza la sindaca uscente Patrizia Barbieri può andare a caccia del bis. Poi perché le coalizioni e i partiti si presentano in forma molto diversa, un po’ per specificità locali, un po’ per le scosse di assestamento della politica nazionale che ha in queste elezioni l’ultimo test prima delle politiche dell’anno prossimo.

A Parma non è presente il Movimento 5 stelle, che nel 2012 conquistò proprio qui e proprio con Pizzarotti, la sua prima vittoria importante. Per il resto il centrosinistra è unito dietro a Michele Guerra, assessore alla cultura uscente, sostenuto, anche dal Pd che, dopo dieci anni alla sua opposizione, ha siglato un’alleanza con ‘Effetto Parma’, il movimento civico fondato da Pizzarotti dopo la sua uscita dal M5s. Guerra ha chiuso la sua campagna elettorale con al fianco il presidente della regione Stefano Bonaccini e, dopo la visita di qualche giorno fa, ha avuto anche la conferma del sostegno di Enrico Letta.

“Domenica è un voto molto importante per Parma. Un voto che va a supportare un progetto politico a cui abbiamo lavorato con impegno, attenzione, determinazione”, ha spiegato in un videomessaggio il leader Pd. Il centrodestra invece si è frammentato: la Lega e Forza Italia sostengono una vecchia conoscenza della politica parmigiana, Pietro Vignali, sindaco dal 2007 al 2011 (quando si dimise dopo un’inchiesta giudiziaria), mentre Fratelli d’Italia ha scelto la corsa solitaria, sostenendo Priamo Bocchi. Civiltà parmigiana, storica lista civica di Elvio Ubaldi, candida Dario Costi, in alleanza con Azione. I tre si sono divisi anche i leader nazionali con Salvini, Tajani, Meloni e Calenda arrivati a Parma, ma solo nei giorni precedenti.

A Piacenza la situazione è sostanzialmente ribaltata, con i partiti principali del centrodestra compatti a sostegno della sindaca uscente Patrizia Barbieri. A dividersi, in questo caso, è il centrosinistra: il Pd, con Italia Viva e Piacenza Coraggiosa, sostiene la consigliera regionale Katia Tarasconi, mentre la sinistra, in tandem con il M5s, ma anche con +Europa, candida l’ex assessore comunale Stefano Cugini. Un’altra candidatura, tuttavia, potrebbe pescare nel bacino di Barbieri: quella dello storico leader dei liberali piacentini Corrado Sforza Fogliani, ex presidente nazionale di Confedilizia.

Oltre a Budrio (Bologna), si vota anche a Riccione (Rimini) dove si candida lo storico disc jockey e talent scout Claudio Cecchetto a capo di una lista civica. Proverà a infilarsi nella sfida fra il centrodestra che governa dal 2014 la ‘Perla verde’ dell’Adriatico e il centrosinistra che cercherà di riconquistare il suo storico feudo. 

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