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Cresce partito pace, Draghi rilancia impegno negoziati

Mentre Mario Draghi si prepara a volare a negli States per riaffermare la storica amicizia e il forte partenariato tra Roma e Washington, in Italia cresce il pressing del fronte ‘pacifista’ che spinge per una soluzione negoziale alla guerra Mosca-Kiev e comincia ad esprimere perplessità proprio sulla posizione di Nato e Usa. Il premier, in giornata, partecipa alla videoconferenza del G7 allargata al presidente dell’Ucraina, Zelensky, e in questa sede evidenzia la necessità di “continuare a sostenere” Kiev, di “andare avanti con il sesto pacchetto di sanzioni nei confronti della Russia” e, “allo stesso tempo”, di fare “ogni sforzo per aiutare a raggiungere quanto prima un cessate il fuoco e per dare nuovo slancio ai negoziati”.

La preoccupazione per il protrarsi del conflitto e la condanna per l”l’aggressione ingiustificata” della Russia è il filo conduttore della riunione, in cui il capo del governo parla anche di “quei Paesi poveri” che ora “rischiano una crisi alimentare” e che “il G7 deve continuare ad aiutare”. Insomma, lo sforzo per la pace è onnipresente ma la posizione dell’Italia matura nella cornice della cooperazione interazione, perché la chiave è l’unità, si evidenzia in ambienti di governo.

Tra i partiti, dopo oltre due mesi di conflitto, si allarga la discussione su cosa Roma possa fare per agevolare un processo negoziale, anche marcando alcune differenze rispetto Stati Uniti o Regno Unito. Dopo il leader del M5s Giuseppe Conte, che ha sollevato il tema della “postura” all’interno della Nato (il nostro Paese “va a rimorchio o è partner e può dare un contributo?”), è l’ex ministro dem Graziano Delrio a scandire che “è il disarmo l’unica logica”. A suo avviso, il premier dovrebbe dire a Joe Biden che “l’Italia fa la sua parte, ma vuole promuovere un quadro di sicurezza”, senza “delegarlo” all’alleanza atlantica. Una posizione subito avallata da Matteo Salvini: “Biden abbassi i toni, basta guerra, Italia ed Europa siano mediatori e portatori di pace”.

In particolare, sotto i riflettori finisce l’intervista del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg in cui ha affermato che non sarà mai accettata “l’annessione illegale della Crimea” da parte di Mosca. Per Delrio, “le parole spese dall’Inghilterra o da chi pensa che la pace consista nel piegare Putin mostrano una grande irresponsabilità”. Sempre dal Pd, anche l’ex presidente della Camera Laura Boldrini auspica “più impegno politico per uscire dal tunnel della guerra in Ucraina. Non sta alla Nato stabilire le condizioni negoziali. Nessuna ingerenza”.

Più a sinistra il capogruppo di LeU alla Camera Federico Fornaro sostiene che “la Nato non può sostituirsi alla politica e alle istituzioni europee”, serve “un lungo cammino diplomatico”. A ‘difendere’ le esternazioni di Stoltenberg sono, invece, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova (Più Europa) e il segretario del Pd Enrico Letta, che punta il dito contro la “colossale opera di disinformazione” in atto, evidenziando su Twitter un altro passaggio dell’intervista: “Saranno il governo e il popolo ucraino a decidere in maniera sovrana su una possibile soluzione di pace”.

Per il leader di Azione Carlo Calenda “Draghi insieme a Macron è l’unico leader può dire agli Usa e alla Nato ‘non fate fughe in avanti’. Da qui nasce o non nasce l’Ue”, la sua previsione. Il sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè (FI) se da un lato tuona contro Conte, che “alza l’escalation politica quasi portandola al livello della crisi di governo”, dall’altro apre a Salvini che “chiedendosi a cosa servono le armi, manifesta dubbi che dal mio punto di vista sono legittimi”.

Nessuna titubanza, invece, nelle parole del presidente della commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli, secondo cui a questo punto “l’unica scelta politica vera è fermare l’invio di tutte le armi e togliere la fiducia a Draghi”. 

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