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Crisi di governo: si alza tensione, incognita governisti M5s – IL PUNTO ALLE 18

Passano le ore e manca ancora il “fatto politico” che potrebbe consentire di sbloccare la crisi di governo. I governisti 5S continuano a stare coperti mentre Forza Italia e la Lega alzano la posta. Salvini e Berlusconi si vedono a Villa Grande: un vertice nel corso del quale non solo ribadiscono il no ai Cinque Stelle ma mettono a verbale anche l’irritazione per l’incontro fra il premier Mario Draghi e il segretario del Pd Enrico Letta. Palazzo Chigi non può limitarsi a un confronto esclusivamente con il Pd e il Movimento, è la rivendicazione a cui si aggiunge la richiesta di essere trattati con pari dignità. Le porte di Palazzo Chigi – viene però precisato da fonti di governo – sono sempre state aperte. Sono momenti di grande tensione fra i partiti, con i Dem che non mollano il pressing verso il presidente del Consiglio affinché resti alla guida del governo e il M5s attraversato da profonde divisioni. Dissensi che però non riescono ancora a prendere una forma: e se fra i parlamentari c’è chi è pronto a scommettere che in serata la rottura possa consumarsi, l’ottimismo con cui si era aperta la giornata necessariamente ha ceduto il posto a una maggiore cautela. Anche perché chi nel centrodestra ragiona dell’ipotesi di un Draghi bis senza il M5s di Giuseppe Conte deve necessariamente fare i conti con la variabile di un rimpasto.

Pontieri sarebbero già a lavoro per sminare il campo dalle richieste dei partiti: i desiderata della Lega – che potrebbe volere un cambio al ministero dell’interno e della Salute dove siedono la ministra Luciana Lamorgese e il collega Roberto Speranza – sarebbero destinati a essere delusi perché considerati “irricevibili”. Non è invece escluso, si ragiona in ambienti parlamentari, che il partito guidato da Matteo Salvini possa ambire al ministero delle Politiche agricole, oggi guidato da Stefano Patuanelli che insieme alla collega Fabriza Dadone (M5s) e ad una pattuglia di sottosegretari potrebbe dimettersi. Ma in questo caso si tratterebbe – viene spiegato – di semplici sostituzioni. Il momento della verità sarà domani: Draghi è atteso alle 9.30 in Senato dove terrà le sue comunicazioni, che saranno poi seguite da un lungo dibattito. Il voto di fiducia infatti, se si terrà sarà solo in serata. I deputati invece dovranno eventualmente attendere giovedì.

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