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Dal video dello stupro alle 'devianze', nuovo scontro Meloni-Letta

Lo stupro di Piacenza infiamma la campagna elettorale: nel giorno in cui si chiude la partita delle liste, centrodestra e centrosinistra si scontrano sulla scelta di Giorgia Meloni di pubblicare il video amatoriale circolato sui media, insieme alla condanna dello stupro subito da una donna ucraina all’alba di domenica da un richiedente asilo originario della Guinea. “Bugie e bieca propaganda” respinge le accuse la leader di Fdi, sotto tiro dei Dem anche per un messaggio, lanciato sempre sui social domenica, che proponeva la promozione dello sport per evitare le “devianze” giovanili.

E’ sui due fronti che si concentra una campagna elettorale sempre più polarizzata tra Letta e Meloni: il segretario Dem, dopo avere condannato la pubblicazione del video, lancia su Twitter l’hashtag ‘viva le devianze’ per contrastare la posizione di Meloni. In parallelo Fdi ribadisce il concetto, presentando un elenco che comprendeva “droga, alcolismo, tabagismo, ludopatia, autolesionismo, obesità, anoressia, bullismo, babygang, hikikomori”, associando una combo delle posizioni di Meloni e Letta. Un concetto, quello delle devianze, “da Ventennio”, attacca Laura Boldrini. Il post di Fdi viene poi rimosso, osserva il deputato Dem Filippo Sensi, ma “non basta, servono le scuse a chi è stato insultato e considerato deviante perché obeso o anoressico. Venitelo a dire alle famiglie che vivono questo sulla loro pelle..”.

Mentre la Lega rilancia la battaglia su quota 41 per la pensione, con il leader Matteo Salvini che ha contattato i sindacati, e l’Alleanza di Verdi e sinistra italiana rilancia sui ambiente e diritti, a partire dalla cittadinanza per gli immigrati di seconda generazione, a tenere banco rimane però la violenza sessuale di Piacenza. La donna, ricoverata in stato di choc, nel frattempo è stata dimessa dall’ospedale e la neo sindaca della città si dice pronta ad andarla a trovare e ad attivare il fondo regionale per le vittime di reato. Ma con la circolazione di quel video, affonda Katia Tarasconi, sta subendo “una seconda violenza. Ci sono indagini in corso. Mi domando: chi lo ha pubblicato lo avrebbe fatto lo stesso se la vittima fosse stata sua sorella o sua madre?”.

La Procura di Piacenza, che ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere per il 27enne arrestato, nel frattempo indaga sulla diffusione del video della violenza sessuale “trattandosi di un fatto astrattamente riconducibile ad ipotesi di reato”. Un’istruttoria è stata aperta anche dal Garante della Privacy mentre la Fnsi sostiene che aver pubblicato il video sia “un’altra violenza” nei confronti della vittima.

Il video era comparso già ieri su alcuni media, e quello ripostato da Meloni era “oscurato in modo da non far riconoscere la vittima ed è preso dal sito di un importante quotidiano nazionale” come sottolinea la presidente di Fratelli d’Italia, respingendo le accuse al mittente. “Mistificazioni”, “attacchi scomposti”, dicono le altre donne di Fdi, da Isabella Rauti a Ylenja Lucaselli.

“La lesione della dignità non è la condanna di uno stupro, è lo stupro”, sottolinea Meloni rivolgendosi direttamente a Letta, che aveva invitato a “non superare i limiti della dignità e della decenza”, puntando il dito contro la leader di Fdi e la pubblicazione di un video “indecente e indecoroso”. Una cosa “indegna”, anche per il leader di Azione Carlo Calenda. Ma il punto secondo Meloni, presa di mira da quasi tutto il centrosinistra a eccezione di Emma Bonino, è che “la sicurezza è fuori controllo, anche grazie alle surreali politiche di immigrazione” portate avanti in questi anni proprio dalla sinistra che “non spende una parola” né per la signora ucraina né per la “condanna del suo stupratore” ma “attaccano me”. 

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