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Domani la fiducia. Vertice della Lega sull'economia IL PUNTO

Giorgia Meloni, dopo aver incontrato ieri sera a Roma, per un colloquio “proficuo anche se informale”, il presidente francese Emanuel Macron, oggi si chiude in casa per mettere a punto il discorso di domani, quello con il quale chiederà la fiducia per il suo Governo al Parlamento.

Domani alle 11, Meloni, ancora sulle prime pagine dei giornali di mezza Europa, renderà le sue dichiarazioni programmatiche a Montecitorio, visto che il precedente Governo, quello guidato da Mario Draghi, era nato il 17 febbraio 2021, al Senato. E se il Governo, mercoledì, incasserà la fiducia, si aprirà, poi, un’altra partita: quella dei sottosegretari e dei viceministri, per la quale c’è già grande fibrillazone e per la quale viene chiesto a gran voce “un rispetto degli equilibri nella maggioranza”.

Un equilibrio che tenga conto degli incarichi che sono già stati dati e che viene invocato soprattutto da FI.

Nel partito di Berlusconi, Giorgio Mulè, sostenuto dai giornali di centrodestra, ricorda il “disappunto” per la scelta di Giorgia Meloni di ricorrere “all’imperativo e non al condizionale” all’interno della coalizione per la scelta dei ministri. E parla dell’opportunità di un passo indietro del neo ministro degli Esteri e Vicepremier, Antonio Tajani dall’incarico di coordinatore del partito, per consentire un’equa distribuzione dei ruoli anche tra gli azzurri: una necessità sottolineata anche da Maurizio Gasparri. A questo proposito, si cita l’esempio di Paolo Zangrillo, che essendo entrato nella squadra di Governo, è pronto a rinunciare al ruolo di coordinatore del Piemonte.
    Sul fronte parlamentare, la Conferenza dei Capigruppo convocata alla Camera stabilisce il timinig per la fiducia di domani e informa che la Commissione Speciale, che si è appena costituita, dovrà esaminare, oltre al decreto Aiuti-ter anche il quello sulle accise e l’Iva dei carburanti.

Nell’attesa, la polemica politica non si placa. L’opposizione, a cominciare da Nicola Fratoianni, attacca il Governo per aver scelto come consulente del ministero per la Transizione ecologica Stefano Cingolani, mentre il Pd continua a prendere le misure in vista della riunione della Direzione. “Guai se questo congresso del Pd diventasse l’ennesimo regolamento dei conti: sarebbe l’ultimo, fatale errore e firmerebbe la sua fine politica”, avverte il Dem Dario Nardella. Unica eccezione, sul ‘caso Cingolani’, è Carlo Calenda che, invece, dichiara come l’ex ministro faccia “benissimo a dare una mano” e come Meloni “abbia fatto benissimo a chiederlgiela”. Prima di ricevere la fiducia, alcuni ministri come Matteo Salvini si portano avanti con il lavoro, prima incontrando il comandante generale della Guardia Costiera e poi partecipando al vertice della Lega con Giancarlo Giorgetti sui temi dell’economia: dalla legge Fornero alla flat tax.
    Un’iniziativa che lascia perplessi FI e FdI che la leggono un po’ come il tentativo di imporre un’agenda al Governo.
    Poi si apre il capitolo Copasir. Adolfo Urso si dimette da presidente dopo essere diventato ministro dello Sviluppo economico. E ora si apre il confronto tra i presidenti delle Camere per vedere se rimpinguare l’organismo provvisorio o attendere direttamente la formazione di quello definitivo al quale si potrebbe mettere mano subito dopo il voto di fiducia.
    Beppe Grillo è atteso a Roma nelle prossime ore per incontrare i nuovi eletti M5S che si sono convocati mercoledì mattina per un’assemblea congiunta.
   

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