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Draghi domani parte dal Senato. Sangalli: 'Continui, si rischia la crisi'

Prosegue il pressing di partiti e associazioni sul premier Mario Draghi per convincerlo a non lasciare Palazzo Chigi. Oggi il segretario del Pd Enrico Letta è stato a colloquio con il premier nella sede del governo.

E’ la vigilia del d-day dopo l’avvio della crisi provocata dal non voto di fiducia al Senato sul dl aiuti da parte di M5s e domani si ripartirà proprio da Palazzo Madama per quella che appare la giornata più dura dalla nascita del governo dell’ex banchiere centrale. Intanto si moltiplicano gli appelli e le prese di posizione a favore del premier.

 “I consumi rallentano, l’inflazione cresce, il conflitto in Ucraina continua e preoccupa la prospettiva delle restrizioni monetarie. In questo contesto, la crisi politica rischia di ripercuotersi pesantemente su quella economica. Serve, invece, la guida di Draghi e un’azione di governo sempre più efficace per gestire al meglio le risorse del PNRR, la legge di bilancio e le riforme strutturali che il Paese attende”. E’ quanto afferma il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, commentando i dati sulla congiuntura diffusi stamattina dalla Confederazione.

Ieri sera abbiamo superato le 1500 firme, siamo quasi a 1600″ per l’appello dei sindaci al premier affinché rimanga in carica, e “probabilmente arriveremo a 2000 prima del discorso del presidente Draghi al Senato”. Così Dario Nardella, sindaco di Firenze, in collegamento con Omnibus su La7. “C’è un’adesione larghissima – ha aggiunto – che va da nord a sud, dal centrosinistra al centrodestra, e che nasce da una preoccupazione oggettiva, quella che noi viviamo ogni giorno sul territorio”. Per Nardella le tante firme dei sindaci sono “un dato sorprendente, mai vista una cosa del genere: evidentemente c’è un sentimento fortissimo”.

Domani si partirà subito forte, dall’Aula del Senato dove i parlamentari 5 stelle esprimono l’ala dura e pura del Movimento, quella che vuole l’uscita dal governo. Tra colpi di scena e ripensamenti, la capigruppo ieri ha prima confermato che ci saranno le comunicazioni del premier anche alla Camera e poi è servita una nota dei presidenti Elisabetta Casellati e Roberto Fico per sancire che il primo esame con la fiducia sarà a palazzo Madama mercoledì.

Il lavoro dei pontieri gira a pieno ritmo ma nelle segreterie dei partiti si registra uno stallo inquietante e le dichiarazioni dei parlamentari comunicano solo diffidenza e sfiducia reciproca. “Ora la decisione non spetta ai 5 stelle ma al presidente del Consiglio Mario Draghi”, avverte Giuseppe Conte nel chiudere l’ennesima assemblea congiunta del Movimento.

All’interno del M5s la resa dei conti è infinita, coi vertici del gruppo alla Camera in rivolta e il rischio scissione alle porte. Giuseppe Conte non lo nasconde e lancia un ultimatum: “Se qualcuno ritiene di non poter condividere un percorso così partecipato e condiviso – dice – faccia la propria scelta in piena libertà, in maniera chiara, subito e senza ambiguità”. I tempi sono stretti: “C’è una notte per pensarci – ha detto ieri Conte ai vertici del gruppo alla Camera – decisioni che vanno in direzione di una diversa prospettiva siano dichiarate per tempo, per correttezza verso tutti”.

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