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Governo cerca soluzione sui salari, in estate il taglio del cuneo

Anticipare già dall’estate almeno un primo step di taglio del cuneo, da consolidare in autunno con la manovra. Ma senza ricorrere a uno scostamento. Mario Draghi lo ha detto chiaramente da ultimo anche all’Ocse, bisogna “proteggere” i cittadini dai contraccolpi economici della guerra in Ucraina e delle sanzioni alla Russia. E il governo cerca la soluzione per tradurre in pratica questa promessa di sostenere il potere di acquisto, e quindi i salari, dalla corsa dei prezzi, con un intervento che potrebbe arrivare a luglio, quando si esaurirà gran parte delle misure messe in campo finora contro i rincari.

L’idea, che rimbalza negli uffici del Mef e di Palazzo Chigi, insomma, sarebbe quella di archiviare il prima possibile “la fase dei bonus” e delle misure una tantum, per passare, se ci saranno i margini, a una risposta strutturale. I dettagli sono tutti ancora da scrivere e l’entità dell’intervento da definire.

Anche perché serviranno risorse ingenti pure per continuare a calmierare i costi di benzina e bollette (1 miliardo vale all’incirca ogni mese il taglio delle accise, circa 4 l’azzeramento degli oneri di sistema e le altre misure per contenere i prezzi di luce e gas per famiglie e Pmi).

L’obiettivo di Draghi, su cui ha rinsaldato l’asse con il presidente francese Emmanuel Macron, è di ottenere una risposta europea, almeno prestiti a tassi ridotti in tempi di spread in risalita. Uno Sure 2 su cui la diplomazia italiana sta cercando di costruire consenso così come sul tetto al prezzo del gas, interpretato anche in chiave anti-inflazione.

I tempi, dice un ministro molto vicino a Draghi, sono “maturi” per portare avanti una iniziativa sul potere di acquisto di famiglie e imprese, (e anche pensioni) facendo attenzione a non creare “spirali” di rincorsa prezzi-salari. E un taglio del cuneo – su cui comunque andrebbe cercata l’intesa con le parti sociali – ha trovato in queste settimane il favore di quasi tutte le forze politiche, in antitesi, nel caso del centrodestra, al salario minimo sponsorizzato da Pd e 5S. Rimane un po’ di cautela, perché a un anno dalle elezioni politiche, il rischio di strumentalizzazioni è sempre in agguato. Una soluzione, il compromesso ipotizzato dalla viceministra al Mef Laura Castelli, potrebbe essere uno scambio tra taglio del cuneo – che Confindustria chiede da mesi – e aumento di quei salari che ancora sono sotto una certa soglia (9 euro ad esempio).

Una riduzione del costo del lavoro per l’ultimo quadrimestre dell’anno, è una delle valutazioni su cui punta chi spinge per un taglio del cuneo subito, non avrebbe costi elevatissimi. E per trovare le risorse per rendere la misura strutturale (e assorbire anche il taglio già in vigore fino a fine anno) ci si penserebbe con la legge di Bilancio. Ma quando si aprirà il cantiere della manovra ci saranno altri capitoli da affrontare, dal taglio delle tasse alle pensioni per evitare che da gennaio scatti la legge Fornero. “Va cambiata”, assicura il ministro del Lavoro Andrea Orlando, costruendo “flessibilità in uscita” e distinguendo i lavori usuranti e i carichi familiari. Altra questione su cui bisognerà riaprire, il prima possibile, il tavolo con i sindacati.
   

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