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Governo, Conte: il ricatto lo abbiamo subito noi, chiarezza o siamo fuori

“Qualcuno ha parlato di ricatto, noi il ricatto lo abbiamo subito”. Lo ha detto il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte in un video pubblicato sulla sua pagine Facebook parlando della crisi di governo.

“Con spirito costruttivo abbiamo invitato Draghi a confrontarsi sulle priorità che esprimono il nostro disagio politico e i modi per superare emergenza economico sociale. La risposta non è ancora pervenuta, c’è stata qualche generica apertura su alcune delle urgenze segnalate ma nessuna indicazione concreta”. Lo dice il leader del M5s Giuseppe Conte in un video sulla sua pagina Facebook.

“Non potremo condividere alcuna responsabilità di governo se non ci sarà chiarezza sui punti nel documento consegnato, e se non ci sarà indicazione concreta sulla prospettiva di risoluzione di quelle questioni”. Lo dice il leader del M5s Giuseppe Conte in un video sulla sua pagina Facebook.

“Quando al Senato abbiamo partecipato al voto abbiamo cercato di circoscrivere al minimo il significato politico. Non era una votazione contraria e quindi neppure un’astensione. Ritenevamo giusto alla luce della forzatura che è stata operata nei nostri confronti e principi che non fosse attribuita a questa non partecipazione al voto il significato di un voto contrario alla fiducia. Quella nostra mancata partecipazione è stata intesa come elemento di rottura del patto di fiducia. Ne prendiamo atto”. Così Conte su Fb, sottolineando di aver subito atteggiamenti di “chiusura che hanno rasentato l’umiliazione politica”.

A quattro giorni dal momento in cui il presidente del Consiglio, Mario Draghi, riferirà alle Camere, su invito del Capo dello Stato Sergio Mattarella, dopo il voto di fiducia al governo sul dl Aiuti e le dimissioni presentate al Quirinale, il mondo politico è in fermento e resta per il M5s l’ipotesi di ritirare i ministri dal governo. Il segretario del Pd, Enrico Letta, vede uno spiraglio nella crisi che potrebbe portare alle dimissioni del governo e al voto anticipato in autunno.

Attesa per l’assemblea congiunta di deputati e senatori del M5s è slittata alle 19.30 con il presidente del Movimento Giuseppe Conte, che ha partecipato al Consiglio nazionale, dove non sono mancate tensioni. 

Si è riproposta la spaccatura fra l’ala considerata più dura, che era risultata prevalente quando mercoledì si è deciso per l’Aventino al Senato e ora spinge per uscire dall’esecutivo, e quella dei cosiddetti ‘governisti’, che considerano questa scelta non opportuna e propongono di prepararsi a votare la fiducia all’esecutivo se il premier accettasse settimana prossima di sottoporsi a una verifica in Parlamento.  

Secondo quanto filtrato al termine della riunione, rispetto a ieri circola più ottimismo fra i parlamentari del Movimento che vogliono scongiurare la crisi di governo. Il sostegno all’esecutivo, però, secondo i ragionamenti emersi in Consiglio, dovrebbe essere condizionato a una risposta chiara sulle istanze sollevate dal Movimento nel documento in nove punti presentato dal leader Giuseppe Conte al premier. 

“Il Presidente Conte non ha mai chiesto ai Ministri di dimettersi, qualora lo chiedesse ci dimetteremmo all’istante. Non siamo degli aspiranti Di Maio” ha detto il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli, del M5s.Nel M5s si continua a considerare l’ipotesi di una consultazione online su un’eventuale nuova votazione sulla fiducia al premier Mario Draghi, qualora accettasse di sottoporsi a una verifica in Parlamento. Mentre è in corso il Consiglio nazionale del Movimento, fonti parlamentari spiegano che lo scenario di una consultazione online è “probabile”, e confermano i contatti in corso con la piattaforma SkyVote.

Dal Partito democratico arriva, dunque, l’appello del segretario Enrico Letta, nel suo intervento al congresso del Psi: “Il mio è un forte appello alle forze politiche che hanno sorretto con grandi risultati positivi il cammino del governo Draghi perché questo cammino non si interrompa e venga rilanciato a partire da mercoledì con un nuovo voto di fiducia che stabilisca un percorso di 9 mesi importante per completare tutte le riforme. Sono sicuro ci siano le condizioni per continuarlo”. 

“Nel Paese non c’è nessuna voglia e nessuna spinta per una crisi che porterebbe a un avvitamento e alle elezioni il 25 settembre“, ha aggiunto lanciando un ulteriore appello “a tutte le forze politiche e al Movimento 5 stelle perché sia della partita mercoledì, con la voglia di rilanciare rispetto ai nuovi grandi contenuti intervenuti. Il rapporto con i sindacati si è finalmente aperto e scongelato”.

 Su questo punto giungono  le critiche della Lega: “Letta all’improvviso si sveglia e capisce che gli italiani hanno bisogno di un governo forte e operativo su bollette, tasse e lavoro. Lui che fino alla scorsa settimana ha fatto di tutto per dividere la maggioranza e bloccare il Parlamento con Ius scholae, Ddl Zan e droga libera. Lui che, per le sue bandierine, si è alleato con i 5S che tutti sanno essere inadatti a governare. Ci risparmi almeno i suoi appelli per nulla credibili”. Così i capigruppo di Camera e Senato della Lega, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, in una nota.

Per Forza Italia l’M5s deve essere fuori dal governo. “Provocare una crisi di governo in un momento così complicato a livello nazionale e internazionale è veramente da irresponsabili. Tutto ciò che di negativo accade e accadrà è responsabilità esclusiva del Movimento 5 Stelle. Noi abbiamo le idee molto chiare, non possiamo continuare a governare con i cinque stelle, la nostra presenza è alternativa alla loro. Se non ci sarà un altro governo Draghi senza i cinque stelle si tornerà a votare”. Così, Antonio Tajani, coordinatore nazionale di FI.

Sul fronte di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni fa sapere che non chiede “le elezioni soltanto adesso, per i sondaggi favorevoli: lo diciamo da tempo, quando c’erano altri numeri. Senza una maggioranza coesa a sostenere il governo, arrivano solo compromessi al ribasso e spreco di risorse. Senza riforme. Tre governi diversi e i risultati li vediamo”.

Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi intanto è “al lavoro notte e giorno per costruire il Draghi Bis“. Per Renzi ci sono margini per ricomporre ma “la mossa adesso tocca al premier. Aver restituito centralità a quella calamità naturale che risponde al nome di Movimento Cinque Stelle è stato un errore politico compiuto da tanti a cominciare dal Pd”. 

Per Carlo Calenda, leader di Azione, è “molto difficile ricompattare la situazione. Conte e il Movimento Cinquestelle hanno voltato le spalle all’italiano che tutta la comunità internazionale, politica e finanziaria, apprezza. Una follia”, dice. L’unico modo di tenere Mario Draghi a palazzo Chigi è che “i leader dei partiti più responsabili gli assicurino un sostegno leale su un’agenda di riforme molto precisa”, spiega.

Legislatura in bilico
Il Draghi bis si allontana, con o senza il M5s, e la legislatura appare sempre più in bilico. I partiti hanno ancora quattro giorni per trattare e rimettere insieme i pezzi della crisi che si è aperta con il non voto di fiducia del Movimento al Senato ma si tratta di un’impresa in salita. Le divisioni diventano più marcate e il movimento guidato da Giuseppe Conte continua ad essere attraversato da profonde tensioni avvicinando le urne. Ritirare o meno la delegazione al governo è la domanda che manda in tilt i pentastellati nelle stesse ore in cui Salvini e Berlusconi chiudono a qualsiasi ipotesi di poter continuare a sedere insieme ai 5S nell’esecutivo. Il Pd, che continua a sperare in un ripensamento di Draghi, resta convinto che “formato e perimetro” della maggioranza debbano rimanere inalterati. Ma se queste sono le “premesse”, osserva il sottosegretario a Palazzo Chigi Bruno Tabacci, “la legislatura è finita”. 

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