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I nodi del doppio cognome, una legge dovrà risolverli

 Il deposito è previsto nelle prossime settimane. E solo allora saranno chiare tutte le implicazioni della storica sentenza con la quale la Corte costituzionale ha messo in cantina la regola dell’automatica assegnazione ai figli del cognome del padre, costata al nostro Paese nel 2014 una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo. Per questo cresce l’attesa per il testo della pronuncia, che esperirà i suoi effetti dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
    Ma i diversi nodi che sembrano aperti dopo la decisione che ha sostituito la vecchia regola, espressione di una società patriarcale, con quella per la quale ai figli vanno i cognomi di entrambi i genitori o di comune accordo uno solo, anche quello della madre , potrebbero non essere tutti sciolti dalla sentenza redatta dalla giudice Elisabetta Navarretta. Per dirimerli occorrerà probabilmente una legge del Parlamento.
    Nella precedente legislatura la Camera aveva approvato un testo, che si è poi inabissato al Senato. E dalla Commissione Giustizia di Palazzo Madama è ripartito l’iter che vede pendenti sette diversi disegni di legge, sui quali sono in corso le audizioni degli esperti.
    Tanti gli interrogativi che attendono una risposta. Cosa accadrà alla seconda generazione? Potranno i figli di uno stesso nucleo famigliare avere cognome diversi? E ancora : che cosa comporterà la probabile retroattività della sentenza? Sarà sempre possibile cambiare il cognome già assegnato? “Credo che sarà la legge a darci queste risposte. La sentenza della Corte potrà dare suggerimenti ma non disporre nello specifico come va applicata” afferma l’avvocata Laura Cossar, esperta di diritto di famiglia e fautrice della prima ora del cognome materno, che è riuscita a dare a sua figlia, oggi diciassettenne, 15 anni fa, facendo quella che definisce “una guerra mondiale”.
    Cossar non nasconde il suo entusiasmo per una sentenza che reputa “rivoluzionaria”, ma nemmeno i problemi che si porranno.
    Spicca quello delle seconde generazioni, che si potrebbe risolvere,come hanno fatto nei Paesi dell’America Latina, dove non è possibile arrivare a quattro cognomi: “se ne possono tenere solo due, uno del ramo materno, l’altro di quello paterno”. Una soluzione che sarebbe auspicabile anche in Italia perchè la scelta dei cognomi di un solo ramo “sarebbe discriminatoria”. Altra questione è quella della retroattività: “già adesso è possibile ottenere la modifica dei cognomi, utilizzando con alcune ‘capriole’ la normativa sui cognomi ridicoli. Il problema è che tutto ciò trova un limite nella riconoscibilità del minore, che penso resterà e forse è giusto che sia così. Se il minore è già conosciuto nel suo ambiente con un certo cognome che ormai lo contraddistingue, non possiamo cambiarlo”.
    Ma sarà possibile dare cognomi diversi ai figli della stessa famiglia? “Penso di no, è sicuramente prevedibile che ci siano genitori che non si mettano d’accordo, ma tutt’oggi avviene”. La sentenza si applicherà anche alle coppie dello stesso sesso? “Essendo destinatarie delle stesse norme delle coppie che si sposano, non vedo perchè non debbano dare ai lori figli il cognome che scelgono. Perchè al di là del discorso della partità di genere dentro la famiglia c’è anche il diritto del figlio: di avere una riconoscibilità che è data anche dal suo cognome” .

    
   

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