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Il cappellano militare, 'di Putin non mi fido'

(dell’inviata Laurence Figà-Talamanca)  “E’ come per Chamberlain nei confronti di Hitler. Non credeva che ci sarebbe stato un conflitto. Poi era troppo tardi e la seconda guerra mondiale è stata una tragedia per tutta l’Europa. Di Putin non ci si può fidare”. Padre Andriy Zelinskyy, cappellano militare della chiesa ucraina greco-cattolica, la guerra la conosce. E’ stato al fronte con i marines ucraini per tre anni e mezzo e in Donbass ha visto morire tanti suoi compagni: “Ho perso molti miei amici, ho vissuto nelle trincee, per me la guerra non è un concetto astratto”, racconta in un’intervista all’ANSA.
    La Russia ha annunciato la fine delle esercitazioni in Crimea e l’inizio del ritiro delle sue truppe dai confini orientali dell’Ucraina, ma secondo il gesuita “si allontanano da una parte solo per posizionarsi altrove”. “E’ un gioco, un brutto gioco, non possiamo fidarci di questo regime, di quest’uomo. Perché non serve ammassare 150 mila militari alla frontiera di un altro Paese solo per fare delle esercitazioni, questo lo capiscono tutti”, insiste.
    Perciò, prosegue, “non possiamo dire come sarà la situazione la settimana prossima, anche perché per noi la situazione è la stessa da 8 anni, siamo già in guerra. Ma soltanto ora l’Europa ha acceso i riflettori su di noi. E’ stato Putin a costringerla ad aprire gli occhi, dettando la sua agenda e ponendo le sue condizioni: non vuole la Nato alle sue frontiere”. Secondo padre Zelinskyy, questo potrebbe anche essere un bene per l’Ucraina: “La differenza con il 2014 è che oggi non siamo soli. Il mondo si è accorto che esistiamo”. L’Occidente deve quindi agire con le sanzioni: “Ma che siano più forti e mirate, che colpiscano i veri interessi della Russia. Perché – avverte – se l’Ucraina non entrerà nell’Ue e nella Nato, se qualcuno non ci manda un segnale, qui non rimarrà più nessuno”.
    “Al fronte il mio compito di cappellano è quello di preservare l’umanità dei militari – racconta ancora -. Li aiuto a ricercare il vero, il bene, il giusto, a contemplare il bello.
    Se perdessimo questo, cosa sarebbe il mondo?” Insieme ad altri 20 religiosi e 80 volontari, padre Zelinskyy fa sì che veterani e famiglie dei caduti restino in contatto tra loro e condividano le stesse esperienze. Con 17 gruppi sparsi nel territorio, si tengono corsi per psicologi militari, si organizzano campi estivi per gli orfani di guerra, si portano le madri dei soldati morti in pellegrinaggio e ci si dedica con un’organizzazione speciale ai padri. “Perché nessuno – sottolinea – si ricorda mai dei padri”.
    Docente di scienze politiche all’Università ucraina cattolica di Kiev, padre Andriy ripone le sue speranze nei giovani, “in una nuova generazione di responsabili, che sappiano sognare, che abbiano fiducia in sé stessi e negli altri, che abbiano il coraggio di creare un mondo nuovo”. A questo si dedica dal 2015 l’Ukranian Leadership Academy, di cui è cofondatore e della quale, durante l’intervista, indossa la felpa con il logo e la scritta: “I am Ukraine, I love Freedom”.
    L’Accademia forma 200 studenti l’anno in 5 diverse città del Paese, “dieci mesi di un percorso formativo per lo sviluppo sociale e personale”. “Il 60% degli ucraini non ha mai lasciato la propria regione. Noi smistiamo i ragazzi, li mescoliamo, li facciamo viaggiare nel Paese e all’estero. E’ una delle speranze dell’Ucraina di avere una nuova generazione di leader che lavori non per il proprio interesse ma per il bene comune. Finalmente liberi dall’ombra del passato sovietico”. 

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