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Il Governo Draghi compie un anno, missione rilancio dell'Italia

Il governo di Mario Draghi compie un anno di vita il 13 febbraio . E’ il sessantasettesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il terzo della XVIII legislatura. Per le sue caratteristiche viene definito un esecutivo di unità nazionale, raccogliendo una maggioranza larghissima che va dalla sinistra fino alla Lega di Salvini. 

E’ entrato nella pienezza dei poteri ottenendo la fiducia al Senato il 17 febbraio 2021 con 262 voti favorevoli, 40 contrari e 2 astenuti, per avere la maggioranza assoluta ne sarebbero bastati 161.

Mentre alla Camera ha avuto 535 voti favorevoli (ne sarebbero stati sufficienti 316), 56 contrari e 5 astenuti.

Il successore di Giuseppe Conte si è insediato a Palazzo Chigi il 13 febbraio del 2021, dopo aver giurato al Quirinale nelle mani di Sergio Mattarella. Con due obiettivi fondamentali: superare la drammatica crisi della pandemia covid e aiutare la ripartenza del Paese definendo i progetti, molti infrastrutturali, finanziati con il recovery plan europeo: oltre 220 miliardi complessivi messi a disposizione dall’Ue che il nostro Paese potrà spendere solo sulla base di progetti ben definiti nell’ambito del Pnrr, il Piano Nazionale di ripresa e resilienza.

Due sfide decisive che il presidente del Consiglio affronta con grande energia, in primo luogo affidando il primo marzo dello scorso anno al generale di corpo d’armata Francesco Paolo Figliuolo il ruolo di commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza COVID19. Un ruolo che ha come base la “mission” prioritaria di avviare e portare a compimento la campagna vaccinale nazionale contro il coronavirus. E poi coinvolgendo tutte le strutture governative (a partire dai ministeri) e le realtà locali in un delicato lavoro di messa a punto di numerosi progetti di opere pubbliche, di cui 45 da centrare tassativamente entro giugno.

Un vero e proprio tour de force, anche comunicativo, con il premier, i ministri e i tecnici in prima fila per spiegare ai cittadini , regione per regione, città per città, il senso di questa iniziativa. Una missione di “salvataggio” che nel corso di questi mesi ha avuto non poche scosse, soprattutto per le divergenze di vedute tra i partiti dell’eterogenea maggioranza coalizzatasi attorno all’Esecutivo dell’ex Governatore della Bce. Basti pensare alle misure per combattere la pandemia, con la scelta di arrivare ad una sostanziale vaccinazione totale della popolazione: opzione non condivisa da tutti ma alla fine “digerita”, con importanti risultati, anche grazie ad una impostazione definita intransigente. Draghi in alcuni passaggi del suo Esecutivo si è imposto sui partiti, si concorda in diversi settori politici.

Ha sempre cercato di dare una linea dai contorni definiti alla sua azione. E ciò, nonostante diversi scodamenti sulle misure da prendere. D’altra parte, sono state la pandemia e la paralisi di un sistema politico in difficoltà a dirottarlo su Palazzo Chigi.

Il suo decisionismo ha fatto evocare a qualcuno lo spettro di un semipresidenzialismo di fatto. Agli occhi dell’Europa Draghi è l’uomo dal quale non si può prescindere, “the lender of last resort” del capitale istituzionale italiano. La sua presenza ai vertici dello Stato – si concorda in Ue, in molte Capitali europee e in ambienti politici ed economici nazionali – è un elemento di stabilità e garanzia per l’attuazione del Recovery Plan. Tutte fiches che in molti in Italia speravano di utilizzare per eleggerlo alla Presidenza della Repubblica al termine del mandato di Sergio Mattarella. E lui, nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, da uomo delle istituzioni, anzi da “nonno”(come si è definito) ha ricordato che il suo lavoro era quello di presidente del Consiglio e che qualsiasi decisione sul futuro del governo o sul Colle spettava solo ed esclusivamente alle forze politiche e al Parlamento.

La partita per il Quirinale ha sicuramente radicalizzato due visioni molto forti, quella di chi voleva l’attuale premier al posto di Mattarella e quella di chi riteneva che la sua missione al Governo non fosse ancora finita. Risultato: Draghi è rimasto a Palazzo Chigi e Mattarella al Quirinale. Una soluzione che alla fine accontenta tutti. E che rilancia l’azione di governo, come si è visto con la riforma del Csm e con l’annuncio di un articolato piano di aiuti per contenere il caro della bolletta energetica. Questa volta con un avvertimento in più a chi in qualche modo sembra ancora tirarlo per la giacchetta per costruirgli un “dopo-Palazzo Chigi”: “SuperMario” non entrerà mai in politica. 

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