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'I'm a gaffe machine', tutti gli scivoloni di Biden

 “I’m a gaffe machine”, sono una macchina che macina gaffe. Joe Biden, con una certa dose di autoironia, già anni fa ammetteva la sua involontaria propensione a lasciarsi prendere la mano. A lasciarsi andare, spesso goffamente e in maniera impacciata, a frasi sconvenienti e poco opportune. Ma stavolta con le sue parole su Vladimir Putin – prima definito un macellaio e poi un tiranno con le ore contate – sembra davvero essere andato oltre. Uno scivolone che per le sue implicazioni non ha eguali tra i clamorosi precedenti del passato.
    E di questi ce ne sono tanti, molti dovuti all’irrefrenabile passione di Biden per la battuta a tutti i costi. Come quando, lanciando la sua campagna presidenziale del 2008, descrisse il giovane senatore Barack Obama come “il primo afroamericano in politica eloquente, brillante, pulito e di bell’aspetto”.
    Battuta che costò a Biden anche qualche critica di strisciante razzismo. Come quando, citando due popolari catene alimentari statunitensi, affermò che “è ormai impossibile andare ad un 7-Eleven o un Dunkin’ Donuts se non si ha un leggero accento indiano”. Era invece già vicepresidente quando fece davvero infuriare Obama con la sua fuga in avanti sulle nozze gay, annunciando il suo sostegno alla loro legalizzazione e bruciando così il presidente. Col quale non sempre il ticket alla Casa Bianca fu rose e fiori: come nel 2010 testimoniò un microfono galeotto catturando un’imprecazione di Joe rivolta all’amico Barack mentre firmava la storica riforma sanitaria dell’Obamacare.
    Gli americani poi non possono dimenticare quando Biden, sempre durante la campagna presidenziale del 2008, in un comizio in Missouri si rivolse con grande enfasi e trasporto a un senatore locale ripetendo più volte: “Dai alzati Chuck! Fatti vedere, goditi i meritati applausi. Alzati!”. Peccato che Chuck Graham fosse paraplegico. Per non parlare dell’ex premier irlandese Brian Cowen, che nel giorno di San Patrizio del 2010 sentì dire da Biden: “Sua madre ha vissuto per 10 anni a Long Island, che riposi in pace…”. Di fronte allo stupore generale e a qualche risata si rivolse quindi a un Cowen allibito: “Ah…è tuo padre che è morto, tua madre è ancora viva”. Una delle ultime gaffe risale al 2019, durante una riunione di raccolta fondi: “Margaret Tatcher – disse con tono grave – è seriamente preoccupata per gli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump”, scambiando l’allora premier britannica Theresa May con la Lady di ferro morta nel 2013. 

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