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La Camera approva il Dl Aiuti. I deputati M5S non partecipano al voto

Via libera dell’Aula della Camera al dl Aiuti. Il testo, approvato a Montecitorio con 266 voti a favore e 47 contrari, passa al Senato, dove dovrà essere approvato, pena la decadenza, entro questa settimana. I deputati M5S non hanno partecipato alla votazione finale.

Sono in corso nell’ Aula della Camera le dichiarazioni di voto finali sul decreto legge Aiuti. A quanto si apprende, i deputati del MoVimento 5 stelle dovrebbero non partecipare alla votazione finale sul provvedimento, che deve poi passare al Senato per via libera definitivo. 

“Chiediamo al presidente Mario Draghi di sottrarsi a questa logica politicamente ricattatoria e di prendere atto della situazione che si è creata. Così come siamo stati responsabili nel far nascere il governo Draghi, altrettanto lo saremo nell’ultimo scorcio di legislatura. Ecco perché chiediamo che ci sia una verifica della maggioranza al fine di comprendere quali forze politiche intendano sostenere il governo, non a fasi alterne e per tornaconti elettorali, ma per fare le riforme e tutelare gli interessi degli italiani”. Così il presidente di FI, Silvio Berlusconi sull’ipotesi che il M5s non voti il decreto Aiuti alla Camera.

A proposito dei 5 Stelle, Berlusconi continua: “Oggi il Movimento 5Stelle, dopo un logorìo politico prossimo all’accanimento, ha deciso di disconoscere un provvedimento fondamentale per il Paese, come il decreto Aiuti, e si appresta a non votarlo alla Camera dei deputati dopo aver dato la fiducia al governo. Si tratta di un atto di schizofrenia politica e soprattutto di un vulnus grave che rende palese un deficit di responsabilità e serietà. I 5Stelle hanno deciso di giocare sulla pelle dell’Italia nell’illusione di ricavarne un dividendo di consensi. È inaccettabile”. Nella sua nota il leader azzurro, inoltre, sottolinea la posizione del suo partito rispetto al governo Draghi: “Con la consapevolezza che invocando il voto subito avrebbero vinto Forza Italia e il centrodestra, un anno e mezzo fa lavorai invece per creare le condizioni che hanno consentito la nascita del governo guidato da Mario Draghi. Si trattò di un atto di serietà e responsabilità verso il nostro Paese: bisognava mettersi dalla parte degli italiani e affrontare le emergenze legate alla pandemia e alle sue conseguenze economiche e sociali. Forza Italia ha dunque sempre agito nel solco di questo imperativo: superare – e bene – le emergenze, alle quali si sono aggiunte nel 2022 quella internazionale legata alla guerra in Ucraina e più di recente la siccità. Abbiamo accettato di formare una maggioranza con partiti antitetici e lontani dalla cultura di Forza Italia per accompagnare il Paese in questo difficile percorso. La condizione essenziale e irrinunciabile era quella di mettere da parte i programmi dei singoli partiti concentrandosi unicamente sulle attuali sfide, a cominciare dall’attuazione del Pnrr. Così abbiamo fatto giorno dopo giorno sacrificando molte delle nostre istanze”.

“Crisi energetica, inflazione che erode il potere di acquisto delle famiglie, contagi da Covid, tensioni internazionali. Il momento politico richiede serietà e pragmatismo, non le provocazioni o i distinguo dei Cinquestelle, che mettono a rischio il lavoro svolto da questo governo di unità nazionale. La decisione di uscire dall’Aula sul Dl Aiuti è gravissima e non potrà essere senza conseguenze”. Così Forza Italia in una nota al termine di una riunione, convocata dal coordinatore nazionale Antonio Tajani, alla quale hanno partecipato i capigruppo, i dirigenti azzurri e la squadra di governo.

Dopo  l’ok alla fiducia (che alla Camera è separato rispetto a quello sul provvedimento) un nuovo voto a Montecitorio. Ma gli occhi sono puntati su Palazzo Madama dove il voto di fiducia e quello sul testo sono contestuali e non è escluso, come evidenzia anche in un colloquio con Repubblica il ministro pentastellato Patuanelli, che il partito possa uscire dall’Aula. Un gesto che non avrebbe conseguenze sull’esito della votazione ma non potrebbe non avere una eco da quello politico.

Intanto i pontieri Pd sono al lavoro per evitare lo strappo. I Dem tendono una mano ai pentastellati che – consegnato il documento con le loro nove priorità al premier Mario Draghi – hanno un piede dentro e uno fuori dall’esecutivo. Basta con i politicismi, è il messaggio del partito democratico che, che indicano una via concreta per uscire dall’impasse: lavorare sui temi, “dando risposte sui salari e sul welfare”. Per il vicesegretario del Partito Democratico, Peppe Provenzano, è questa la chiave di volta: sia durante questa esperienza di governo, sia per le future alleanze: “La grande sfida per i progressisti è dare risposte ora sui salari e sul welfare al governo, e con una proposta di radicale cambiamento per vincere le elezioni”. La consonanza con le proposte portate da Giuseppe Conte a Palazzo Chigi è evidente ed è su questo che si lavorerà nei prossimi giorni per arrivare ad un punto di sintesi. “Penso che il M5S non romperà. Sta ponendo dei temi che devono essere oggetto di un confronto politico”, dice il responsabile enti locali del Pd, Francesco Boccia.

Intanto il premier sta preparando l’atteso incontro con i sindacati di martedì, dove si potrebbe parlare di rinnovo dei contratti, taglio del cuneo fiscale e anche della proposta a cui sta lavorando il ministro Andrea Orlando sui minimi salariali, per il contrasto al lavoro povero.

Questioni e appuntamenti già programmati da tempo, ma che potrebbero offrire un’importante sponda anche a Conte, si osserva in ambienti parlamentari. Il leader del M5s, stretto tra la responsabilità di un addio traumatico all’esecutivo e le fortissime spinte centrifughe nel suo partito, è in attesa di un segnale. Nonostante la linea dura sia prevalente, non tutti i 5 stelle sarebbero pronti all’addio. Uno strappo, secondo i calcoli degli ex compagni di squadra di Ipf porterebbe un’altra quindicina di parlamentari dalla parte di Di Maio. A complicare la vita della maggioranza di certo sono poi le proposte su cannabis e ius scholae, che vedono uniti a supporto Partito Democratico e Movimento e contrari Lega e FI. “La priorità del ‘campo largo’? La droga libera. Siamo alla follia!”, punta il dito Matteo Salvini. “Stiamo bloccando il dibattito con cannabis e ius scholae”, gli fa eco Antonio Tajani.

“Da domani in avanti noi voteremo solo e soltanto quello che serve all’Italia e agli italiani, il resto lo lasciamo votare a Pd e M5S”: il segretario della Lega Matteo Salvini lo ha detto parlando alla festa del partito a Adro, nel Bresciano dicendo che la domanda dei giornalisti “state dentro, state fuori è mal posta”. “Se questo coincide col governo bene, se no è un problema del governo, mica un problema mio” ha aggiunto. “Si vota fra 240 giorni, non cambia la legge elettorale e vince il centrodestra a guida Lega”: questa è la previsione del segretario del Carroccio. “In questi 240 giorni però – ha aggiunto – dovremo dare battaglia” su temi come la legge Fornero, che non deve tornare in vigore.

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