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Meloni a Napoli per rush finale, cambiamo l'Italia

 In linea con una campagna elettorale vissuta tutta di corsa, Giorgia Meloni arriva trafelata a Napoli per il rush finale. L’appuntamento è a Bagnoli, un tempo roccaforte operaia, con i giovani di Fdi che inizialmente avrebbe dovuto incontrare a Ostia salvo dirottare l’evento su Napoli, unica tra le grandi città in principio non toccata dalla sua agenda elettorale. La zona è blindata dalle forze dell’ordine presenti in gran numero dopo le recenti scaramucce verificatesi nei comizi tenuti in altre città. La temuta manifestazione dei centri sociali viene tenuta a bada a distanza di un chilometro dal luogo in cui parla la leader di Fdi a ridosso del mare. Giacca rosa su pantaloni chiari, prima del comizio Meloni risponde ai cronisti sulla polemica legata alle dichiarazioni del presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen che ieri era intervenuta sulle elezioni italiane paventando possibili contromisure nel caso di una deriva sul modello della Polonia o dell’Ungheria. Salvo oggi chiarire che il discorso non riguardava l’Italia, ma solo i due paesi citati. Meloni ne prende atto ma non risparmia una frecciata: “Una cosa sono i partiti politici – mette in chiaro – il Parlamento, il ruolo politico, ma i commissari è come se fossero i ministri di tutta la Commissione europea. Quindi consiglio prudenza, se si crede nella credibilità dei commissari europei e della Commissione”.
    La domanda successiva serve a sgonfiare l’altro caso del giorno, quello innescato dalle parole benevole di Silvio Berlusconi nei confronti dell’ex amico Putin. Anche qui parole chiare: “Chi è Putin? Putin è il presidente russo che ha fatto una cosa inaccettabile per me. Questo c’è scritto sul programma del centrodestra, mi pare che Berlusconi abbia spiegato che le parole che aveva espresso erano non un’interpretazione del suo pensiero ma un’interpretazione del pensiero di altri. Spero – ha aggiunto Meloni – che prima o poi chiederete a Enrico Letta conto del fatto che è alleato con un partito che dice che bisogna fermare l’invio delle armi all’Ucraina”. Sbrigata la pratica con la stampa, c’è il palco. Più che un comizio è una chiacchierata, anche dai toni informali, con i giovani di Fdi arrivati in bus da tutta Italia. Si toccano i temi d’attualità, inframezzati da qualche ironia. “Avete visto? Dicono che faccio paura. Allora mi sono vestita di rosa per essere più pannosa, più petalosa come dice la Lorenzin e meno spaventosa”. La platea risponde divertita. Qualcuno prova ad anticipare i temi da trattare e viene bonariamente ripreso: “Aspè ci sto arrivando, lo vuoi fare te il comizio al posto mio?”, il rimbrotto della leader di Fdi. Che poi attacca il filosofo francese Bernard Henry Levy (“Doveva venire dalla Francia a darci lezioni uno che si oppose alla estradizione di Cesare Battisti?”). Applausi. Il clima è disteso, ma non si può perdere d’occhio l’obiettivo. Di qui l’appello: “Occhio a tutto questo entusiasmo, non ci dobbiamo distrarre. Io stasera stacco, domani passo la giornata con mia figlia. E vi assicuro che ho dato tutto, di più non potevo. Ho preso pure cinque chili in questa campagna elettorale, sembro una meringa”. Parla meno di 40 minuti Giorgia Meloni. E poi, sempre di corsa, in auto per partecipare a una diretta Rai. “Ragazzi, devo andare – il commiato -. Non vorrete mica che Letta faccia il confronto da solo? Ma da domani tocca a voi, sapendo che se vinciamo noi salta il sistema di potere del Pd e cambiamo l’Italia”. 
   

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