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Meloni: “Non tocco la 194, equilibrio fra libertà e coscienza”

“Io non ho mai detto che voglio toccare la prima parte della 194, non l’ho mai detto nell’arco della mIa esistenza. Io non ho mai detto che voglio modificare la 194, ma ho detto che voglio applicarla: vorrei aggiungere diritti, che le donne che si trovano nelle condizioni di abortire perché non hanno alternative, magari per ragioni economiche, possano avare quella alternativa”. Lo ha detto la leader di FdI, Giorgia Meloni, a Mezz’ora in più, su Rai tre. 

“Quindi un tema aperto nei nostri ordinamenti, nazionale ed europeo, che si debbano amalgamare, è un tema che esiste”, ha affermato Meloni. “Gli organismi europei decisionali sono organismi di governo, noi diciamo che la sovranità appartiene al popolo e si manifesta nelle scelte parlamentari. È un dibattito che dobbiamo porre con garbo e questo non significa uscire dall’Ue ma di dare dei correttivi o di stabilire che riconosciamo l’articolo 11 della Costituzione. E’ un tema di organizzare meglio la difesa dell’interesse nazionale in una dinamica europea”.

 “Giorgia Meloni non mette in discussione Dio, Patria e famiglia e quel concetto di struttura patriarcale della società”, lo ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, ospite anche lui a Mezz’ora in più, su Rai tre.

 “E’ necessaria una misura sulla povertà, il reddito di cittadinanza lo è, semmai serviranno dei cambiamenti”, ha affermato ancora Letta.  “Ci saranno miglioramenti, l’obiettivo è renderlo più equo, ma è uno strumento fondamentale”, ha poi aggiunto Elly Schlein

 Le frasi di Emiliano su ‘faremo sputare sangue’ alla destra? “Lui stesso ha poi chiaramente usato argomenti per rimettere quelle parole nel cotesto – ha risposto Letta -. Lui le ha usate per dire semplicemente: ‘li faremo faticare al massimo’. Certo quella è una parola forte e sopra le righe. Ma noi facciamo una campagna elettorale fatta su contenuti. Lui stesso”, Emiliano, “ha detto che quella frase è uscita in un comizio, posso prendere tutte le frasi di Meloni, Salvini… La nostra campagna è tutta di contenuti e positiva”.  

“Può succedere che il Paese lo richieda”, un Draghi bis, “e in quel caso sono convinto che Mario Draghi non direbbe di no”, ha detto –  ospite della stessa trasmissione –  il leader di Azione, Carlo Calenda, secondo il quale “sette nano secondi dopo il disastro elettorale, la parte più responsabile della Lega metterà Salvini alla porta e sarà un giorno positivo per l’Italia”. 

“Di Maio, che aveva una grande esperienza lavorativa pregressa e a cui vennero affidati due ministeri – ha detto ancora Calenda -, mi disse che non aveva bisogno di un passaggio di consegne al ministero” quando ci fu il cambio di governo. “Credo che ora tutti i ministri debbano dare l’esempio con un passaggio di consegne impeccabile e dando dei consigli”. 

“Un sindacato naturalmente non può dare indicazioni di voto, è una questione di autonomia, ma penso che i valori di fondo sono quelli che ci accomunano”: lo ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, rispondendo a una domanda sulla scelta della Cgil di non dare indicazione di voto. “Credo che la stragrande maggioranza delle persone che si batte per i diritti del lavoro può scegliere quest’area politica”, ha aggiunto. “Non mi aspetto – ha aggiunto – che Cgil, Cisl o altri possano dire che si vota per una lista o per una forza politica, ma chi si batte contro la precarietà, chi ha una proposta per difendere la sanità e la scuola pubblica, chi mette al centro della propria agenda la lotta alle disuguaglianze, se andiamo a vedere la sostanza delle proposte c’è una vicinanza molto forte”.  

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