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Meloni: 'Tecnici al governo? Consiglio prudenza'

In uno scenario internazionale sempre più complesso, con la Farnesina che chiama l’ambasciatore russo per dire che l’Italia non riconoscerà mai l’esito dei referendum in terra ucraina e con i mercati finanziari ancora in fibrillazione per la decisione inglese, poi ritirata, di tagliare le tasse ai ricchi (misura simile alla flat tax tanto cara al centrodestra) Giorgia Meloni si è chiusa per buona parte della giornata a Montecitorio con i suoi per fare il punto.

Insieme a Francesco Lollobrigida, Giovanni Donzelli, Fabio Rampelli e Lavinia Mennuni, la leader di FdI continua a lavorare alla squadra di Governo che potrebbe essere composta anche da non eletti. Secondo Donzelli, ci sarebbe, infatti, “un problema numerico”. A causa del taglio del numero di deputati e senatori “mettere troppe persone al Governo che devono stare in Aula rischia di non garantire la serietà della maggioranza”. In ogni caso, assicura, “sarà un governo politico” composto da persone “di qualità”. Di più non è dato sapere e a chi le chiede quanti potrebbero essere i “politici” e quanti i “tecnici”, Meloni mette le mani avanti: “Leggo cose surreali che poi dovrei commentare, consiglierei prudenza”. Unica certezza al momento, la convocazione in via della Scrofa, dell’esecutivo nazionale di FdI per mercoledì 5 alle 10.30. Sulla stessa linea di Meloni, anche il coordinatore di FI Antonio Tajani che parla di ricostruzioni giornalistiche “senza riscontri” e di un Esecutivo che sarà “politico” anche se ci dovesse essere “qualche tecnico”. E che si dovrà basare, incalza Maurizio Lupi, su “responsabilità e competenza”.

Non facile da declinare in queste ore anche il capitolo ‘contenuti’, visto che Tajani ribadisce come, sul prezzo del gas, lo scostamento di bilancio sia solo l'”extrema ratio”, mentre punta il dito contro la borsa di Amsterdam che andrebbe controllata meglio per evitare ulteriori speculazioni. Anche Matteo Salvini ‘richiama’ i suoi e convoca per domani alle 15 il Consiglio Federale. “L’obiettivo – spiega una nota della Lega – è costruire in tempi rapidi la squadra di Governo più efficace possibile”. Anche lui ride delle ricostruzioni giornalistiche che lo vedono in “8 ministeri diversi” e ribadisce l’unità del centrodestra. Nel centrosinistra e nel M5S, intanto, c’è chi spera che il nuovo Esecutivo, dopo il flop inglese, non rilanci sulla flat tax. Monito, questo, che arriva anche dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi: “Non possiamo permetterci immaginifiche flat tax e prepensionamenti. Non vogliamo negare ai partiti di perseguire le promesse elettorali ma oggi energia e finanza pubblica sono due emergenze che non possono ammettere follie per evitare l’incontrollata crescita di debito e deficit”. Il centrodestra “farebbe meglio a guardare alla Spagna”, suggerisce Nicola Fratoianni, “dove si è introdotto un contributo di solidarietà da parte dei milionari per abbassare le tasse dei ceti popolari e dove si sono ridotti i vari tipi di contratti precari a vantaggio di quello a tempo indeterminato”.

Le politiche espansive, rincara Giuseppe Conte, devono essere dirette a chi è in difficoltà e non a chi ha già “di tutto e di più”. E, sempre a proposito di temi caldi che il nuovo Governo dovrà affrontare, c’è quello dei migranti, come sottolinea il presidente della Camera uscente Roberto Fico, che celebra a Lampedusa il nono anniversario della tragedia in cui persero la vita 368 persone. Oltre a quello del reddito di cittadinanza che FdI vorrebbe cancellare. Grillo, a questo proposito, sul blog lancia una proposta per ‘rivitalizzare’ la misura: i 3 milioni che lo percepiscono creino le “brigate di cittadinanza” per mettere a disposizione della collettività le proprie competenze Ma anche i sindacati fanno sapere di attendere al varco Giorgia Meloni e la sua squadra. “Vogliamo aprire un confronto”, dice Pierpaolo Bombardieri della Uil su lavoro, riforma fiscale e quella delle pensioni. Intanto, sul fronte Pd, mentre infuria il dibattito su nome, candidature e programma, Roberto Morassut spera che sia Letta a guidare il processo costituente del nuovo soggetto politico che “dovrebbe nascere” dal congresso per il quale lui propone il nome di “Democratici”. Grandi manovre anche nel Terzo Polo con Carlo Calenda che pensa ad un nuovo soggetto politico insieme a Renzi e a +Europa per dare “finalmente una nuova casa ai liberaldemocratici italiani”.
   

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