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Non solo ministeri, Meloni lavora “da premier”

La crisi energetica è il vero banco di prova del futuro esecutivo, e Giorgia Meloni ha dovuto già prendere posizione sul delicatissimo dossier che mette insieme rapporti e bilanciamenti con l’Europa, con la Russia, con i partner europei, a partire dalla Germania, e con i partiti italiani. Dopo aver condannato l’atteggiamento di quegli stati europei, leggi la Germania, che sulla crisi del gas prendono soluzioni autonome, oggi la premier in pectore ha preso posizione contro l’annessione russa delle quattro regioni ucraine in cui si sono svolti i “referendum farsa” invocando “compattezza e unità delle democrazie occidentali”.

La leader di FdI anche oggi ha lavorato a Montecitorio con lo stato maggiore di Fratelli d’Italia per comporre i difficile puzzle degli incarichi di governo. Nelle stesse ore ad Arcore si sono incontrati Silvio Berlusconi e Matteo Salvini a cui già il vicepresidente di Fi, Antonio Tajani aveva recapitato il messaggio: “deciderà il futuro presidente del consiglio”. Per il leader della Lega però Armando Siri, senatore nella passata legislatura, vede ancora un ruolo al Viminale. L’opposizione, intanto, è alle prese con la difficile disamina delle ragioni della sconfitta elettorale. Nel Pd è arrivato il momento della riflessione. E della controffensiva dei fautori dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle.

Alcune “personalità di campo progressista” come Rosy Bindi, Gad Lerner e Tommaso Montanari hanno lanciato un appello per sollecitare un confronto aperto tra tutte le forze di sinistra e di progresso chiedendo anche una “radicale discontinuità” sia al Pd che al M5s. Rosy Bindi pensa addirittura allo scioglimento del Pd: “la ritualità del congresso è ormai solo accanimento terapeutico”. Ma in casa dem, dove Enrico Letta, nella lettera agli iscritti in cui convoca il congresso, si raccomanda di non trasformare il Congresso in “un casting e in una messa in scena staccata dalla realtà e lontana dalle persone”, si discute anche della questione di genere.

La ministra per le Pari Opportunità ed esponente di Italia Viva Elena Bonetti ha infatti ha messo insieme i dati percentuali delle donne elette in Parlamento: il M5s ne ha portate il 45%, il Pd 31%, a pari merito con Alleanza Verdi e Sinistra, Fi e Fdi 30% e Lega al 29%. Insorgono le esponenti dem: su questo dato serve “una riflessione approfondita” dice la presidente dei senatori del Pd, Simona Malpezzi. Su Meloni, intanto, sono piovuti attestati di vicinanza ed affetto bipartisan, dopo che sono circolati commenti che hanno ripescato la vicenda del padre Francesco che, 27 anni fa, fu condannato a nove anni di reclusione per narcotraffico alle Canarie. A cavalcare la notizia era stata la giornalista Rula Jebreal che aveva usato la vicenda accusando Meloni di sfruttare i reati commessi dagli stranieri per colpevolizzare tutti gli immigrati. Da Meloni arriva però un messaggio pacificatorio: “La propaganda di demonizzazione contro di noi ha inasprito gli animi e diviso gli italiani” ma ora “non è il tempo di polemiche strumentali o di divisioni, ma quello della responsabilità”.

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