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Pacifisti o pseudo tali lanciano sassi contro nave Carabiniere

Ho sentito un colpo al cuore quando ho visto il video di #navecarabiniere presa a sassate mentre rientrava in porto a #Taranto, da quelli che probabilmente pensano di essere pacifisti e che urlavano “assassini” contro i nostri marinai.

Assassini a chi? A chi è pronto a perdere la propria vita per difendere la nostra? Ma vergognatevi!

Capisco una cosa sola ABBIAMO PAURA DELLA GUERRA, NON VOGLIAMO LA GUERRA.

Ebbene, vi faccio una rivelazione: i primi a non volere la guerra sono quelli che la conoscono, sono coloro che più degli altri sanno che un minimo errore in periodi difficili come questi potrebbe portarci in un inferno. E se quell’inferno scoppiasse, Dio non voglia, sarebbero lì, sotto le bombe, a difendere il nostro paese, compresi voi e i vostri figli.

Non è dei #militari che dovete preoccuparvi! Per fortuna che ci sono!

Preoccupatevi della #Politica che non sa pensare ad alternative valide alla guerra.

Preoccupatevi di tutti i membri di questo governo: nessuno di loro ha pubblicamente espresso neanche un dubbio. Eppure dubitare è saggezza!

Nessuno di loro è andato in #Europa a dire che l’Europa è nata perchè non ci fosse mai più una guerra tra i paesi europei.

La Comunità Economica del Carbone e dell’Acciaio, #Ceca, nacque
perchè una guerra tra Francia e Germania, storicamente rivali, diventasse – per citare Robert Schuman – “non solo impensabile, ma materialmente impossibile”.
E voglio citare altre tre frasi pronunciate dal ministro degli esteri francese Schuman quando il 9 maggio 1950, proponeva la creazione della CECA per farvi capire quanto ci stiamo allontanando dal progetto europeo:

“La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano.”

Ehi, ministri, parlamentari: il vostro unico sforzo creativo è mandare armi? Lo avrei capito come ultima spiaggia, ma siamo sicuri che abbiate provato di tutto? Come mai nessuno ha pensato veramente di far condurre le trattative ad Angela #Merkel la donna che è stata capace di resistere nello stesso momento alle pressioni di Stati Uniti e Russia, mantenendo la stabilità in Europa?

“L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto.”

Distribuire armi ai combattenti, quando sappiamo bene che saranno utili per resistere e impantanarsi, ma non per vincere la guerra, vi sembra creare solidarietà di fatto? E come mai abbiamo scartato la possibilità di invertire la tendenza e provare a riportare veramente la Russia, con dignità, verso l’Europa? Ovviamente tutto questo andava fatto prima dell’attacco e lo dico perché in questo paese dove ormai non è lecito pensare, chi cerca di analizzare è tacciato o come no vax o come putiniano. Non sono né l’uno e né l’altro ma non smetto mai di pensare!

“La fusione delle produzioni di carbone e di acciaio… cambierà il destino di
queste regioni che per lungo tempo si sono dedicate alla fabbricazione di strumenti bellici di cui più costantemente sono state le vittime”.

E su questo, da ex ministro della difesa consentitemi di commentare sulla decisione di portare la spesa militare italiana al 2% del PIL. 
In principio non la critico e probabil
Ente sarei stata d’accordo ho perchè ritengo che gli armamenti siano necessari per un paese fino a che esisterà al mondo la possibilità che rinasca un dittatore come Putin ormai è diventato.
Un paese responsabile deve poter difendere i propri cittadini e la deterrenza è uno degli elementi importanti della Difesa. Inoltre apparteniamo ad un’alleanza che, ricordiamolo, è stata la fonte della nascita della nostra libertà e democrazia, e questa alleanza di cui sono fermamente sostenitrice, ci richiede un impegno.

Uno Strumento militare efficace e moderno rappresenta un patrimonio da custodire e una risorsa indispensabile per la collettività nazionale. Nel DPP Documento Programmatico Pluriennale della Difesa del 2019 avevo sottolineato quanto l’ammodernamento dello Strumento militare stesse risentendo delle misure di contenimento della spesa pubblica cosa che aveva reso difficoltosa l’implementazione di alcuni tra i nuovi programmi, inposto l’annullamento dell’avvio di altri, il posticipo e/o la diluizione nel tempo di alcuni – investimenti. Questa contrazione si rifletteva sia sull’addestramento e sia sulla necessità di prevedere livelli differenziati di approntamento e la riduzione delle scorte.
Detto in poche parole, sono anni che la nostra Difesa è sottodimensionata per le sfide che dobbiamo affrontare ed è quindi comprensibile che in un momento sfidante come questo sia necessario correre ai ripari.

Però, c’è un però, non ci si arma e basta, ci si arma dopo aver bene discusso il perchè e dopo aver ben discusso il com e e dopo aver valutato le conseguenze. Mi armo di fronte a quale scenario? Quali sono le minacce? da dove vengono? ecco se per esempio si scoprisse che in seguito a quanto sta succedendo in Ucraina si concentrassero tutte le attenzioni sul fianco est….beh come Italia avremmo qualcosa da dire…almeno lo spero.

Ed inoltre bisogna riflettere sulla storia: gli anni che precedettero il 1914 furono anni di corsa agli armamenti in cui ogni paese, non per aggredire qualcuno ma perchè preoccupato per la propria sicurezza, cominciò a rafforzare l’esercito.
La Francia portò il servizio di leva da due a tre anni, a quel punto la Germania penso che la Francia volesse attaccarli e, per quello che si chiama il paradosso della sicurezza, si armarono. Voglio difendermi e mi armo, allora il paese vicino si spaventa e si arma, e allora non mi sento più sicuro e quindi mi armo ancora di più.
E intanto, si aggiornano i piani.

Ciò che ci dice la storia è che quando ci prepariamo a fare la guerra, quando la riteniamo possibile, la guerra arriva. Fermiamo questa possibilità. Cominciamo ad intensificare i discorsi di Pace. Pace non è debolezza. Pace è forza.

 

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