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Papa: l'Onu è impotente di fronte alla guerra

 “Dopo la Seconda Guerra Mondiale c’era molta speranza nelle Nazioni Unite – dice papa Francesco nell’intervista all’agenzia argentina Telam -. Non voglio offendere, so che ci sono ottime persone che lavorano, ma a su questo punto non hanno il potere di imporsi”. “Contribuiscono sì a evitare guerre, e penso a Cipro, dove ci sono truppe argentine – aggiunge -. Ma per fermare una guerra, per risolvere una situazione di conflitto come quella che stiamo vivendo oggi in Europa, o come quelle vissute in altre parti del mondo, non hanno alcun potere. Senza offesa. È solo che la costituzione di cui dispongono non dà loro potere”.  Rispondendo alla domanda se sono cambiati i poteri nel mondo e il peso di alcune istituzioni, il Papa sottolinea che “ci sono alcune istituzioni benemerite che sono in crisi o, peggio ancora, che sono in conflitto”. “Quelle in crisi mi fanno sperare in un possibile progresso – osserva -. Ma quelle in conflitto sono impegnate a risolvere questioni interne”. “In questo momento servono coraggio e creatività – avverte Francesco -. Senza questi due elementi, non avremo istituzioni internazionali che possano aiutarci a superare questi conflitti così gravi, queste situazioni di morte”. 

“Una guerra, purtroppo, è una crudeltà al giorno. In guerra non si balla il minuetto, si uccide. E c’è un’intera struttura di vendita di armi che la favorisce”. Lo afferma papa Francesco in un’intervista all’agenzia argentina Telam. “Qualcuno esperto di statistiche mi ha detto, non ricordo i numeri, che se non si fabbricassero armi per un anno, non ci sarebbe più fame nel mondo – sottolinea -. Credo sia giunto il momento di ripensare il concetto di ‘guerra giusta’. Ci può essere una guerra giusta, c’è il diritto di difendersi, ma il modo in cui il concetto viene usato oggi deve essere ripensato”.  

“In Europa hanno un’esperienza molto triste del populismo. È appena uscito un libro, ‘Sindrome 1933’, che mostra come si è generato il populismo di Hitler. Per questo mi piace dire: non confondiamo il populismo con il popolarismo”. Lo dice papa Francesco nell’intervista all’agenzia argentina Telam. “Il popolarismo – spiega – è quando il popolo porta avanti le proprie cose, esprime il suo pensiero nel dialogo ed è sovrano. Il populismo è un’ideologia che unisce il popolo, che cerca di raggrupparlo in un’unica direzione. E qui, quando parli loro di fascismo e di nazismo, capiscono cos’è il populismo”. 

Su Putin i media hanno manipolato le mie parole Soffermandosi, nell’intervista all’agenzia argentina Telam, sulle manipolazioni dei media, papa Francesco afferma che “prendono una frase fuori dal contesto e ti fanno dire ciò che non intendevi dire. In altre parole, bisogna fare molta attenzione”. “Per esempio, con la guerra – prosegue -, c’è stata un’intera controversia per una mia dichiarazione su una rivista dei gesuiti: ho detto che ‘qui non ci sono né buoni né cattivi’ e ho spiegato perché. Ma hanno preso questa dichiarazione da sola e hanno detto: ‘Il Papa non condanna Putin!'”. “La realtà – spiega il Pontefice – è che lo stato di guerra è qualcosa di molto più universale, più serio, e non ci sono buoni e cattivi. Siamo tutti coinvolti e questo è ciò che dobbiamo imparare”.

 Nell’intervista all’agenzia argentina Telam, papa Francesco ricorda di aver usato fin dal 2014 l’espressione “guerra mondiale a pezzi”. “Quello che accade in Ucraina lo viviamo da vicino e per questo ci preoccupiamo – osserva -, ma pensiamo al Ruanda 25 anni fa, alla Siria 10 anni fa, al Libano con le sue lotte interne o al Myanmar oggi. Quello che stiamo vedendo sta accadendo da molto tempo”. “Ho affermato che l’uso e il possesso di armi nucleari è immorale – prosegue il Pontefice -. Risolvere le cose con una guerra significa dire no alla capacità di dialogo, di essere costruttivi, che gli uomini hanno. Questa capacità di dialogo è molto importante. Esco dalla guerra e passo al comportamento comune. Si pensi a quando si sta parlando con delle persone e, prima che finisci, ti interrompono e ti rispondono. Non sappiamo ascoltarci. Non permettiamo all’altro di dire la sua. Bisogna ascoltare. Ascoltare quello che dice, ricevere, dichiariamo guerra prima, cioè interrompiamo il dialogo. Perché la guerra è essenzialmente una mancanza di dialogo”. “Quando sono andato a Redipuglia nel 2014, per il centenario della guerra del 1914, ho visto l’età dei morti nel cimitero e ho pianto – ricorda Bergoglio -. Quel giorno ho pianto. Il 2 novembre, qualche anno dopo, sono andato al cimitero di Anzio e quando ho visto l’età di quei ragazzi morti, ho di nuovo pianto. Non mi vergogno di dirlo. Che crudeltà! E quando è stato commemorato l’anniversario dello sbarco in Normandia, ho pensato ai 30.000 ragazzi rimasti senza vita sulla spiaggia. Aprivano le barche e ordinavano loro: ‘Scendere, scendere’, mentre i nazisti li aspettavano. È giustificabile, questo? Visitare i cimiteri militari in Europa aiuta a rendersene conto”.

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