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PROPOSTA PER MIGLIORARE IL REDDITO DI CITTADINANZA

Di Emanuele Cesare Costa

Breve Analisi

Il RDC è nato nel 2019 come strumento duale, essendo da un lato strumento per la lotta alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, dall’altro una misura politica attiva per agevolare l’inserimento del mondo del lavoro. Su basi geografiche, si osserva che il 68,4% dei percettori risiede nel mezzogiorno, con un’alta concentrazione in Campania per il 25,3% ed in Sicilia per il 19,9% con una percentuale di percettori under 40 (nel 36% dei casi under 30) dato in controtendenza al NORD dove gli over 40 costituiscono la maggioranza dei beneficiari.

Il 44% dei beneficiari è rappresentato da “single”, che pur risultando facilmente “occupabili” rientrano tra l’80% di “occupabili” senza lavoro.

Un quinto di percettori ha un’occupazione, a dicembre del 2021 erano oltre 1 milione e mezzo i percettori che hanno sottoscritto il “patto per il lavoro” e tra questi, circa il 20% figurava con un rapporto di lavoro attivo di cui, nel 45.3% dei casi con un contratto a termine per la metà del totale inferiore ai 6 mesi (oltre un terzo degli occupati è riferito a stranieri e non comunitari).

Secondo i dati dell’ANPALM, tra coloro che hanno instaurato un rapporto di lavoro (circa il 14% pari a circa 193.000 individui), solo il 15% dei percettori ha trovato un contratto di lavoro a tempo indeterminato, il 4,1% tramite apprendistato mentre il 65% ha usufruito contratti a termine.

Dalla sua nascita, aldilà dei risultati ottenuti in termini di maggiore occupazione, il RDC è stato spesso criticato, prevalentemente per questioni politiche, circa gli illeciti percettori che di tanto in tanto emergono in seguito ai controlli effettuati sul territorio dalle FF.OO e che, sui 15 miliardi di illeciti amministrativi che annualmente avvengono in Italia, rappresentano circa l’1% ovvero circa 150.000 casi, in ogni caso ritenuti inaccettabili dallo stesso partito che ha lanciato il provvedimento (M5S) e che denotano come l’attuale sistema di gestione abbia diverse lacune.

Inoltre, sulla base di quanto riscontrato, vi è una completa mancanza di collaborazione da parte di vari organi preposti, (ANPAL, INPS, CPI) circa la capacità di coordinare in tempo reale i dati relativi alle assunzioni, alle domande revocate, alle somme indebitamente percepite che solitamente non fanno altro che aumentare il “buco erariale” a carico dello stato che non è in condizione di poter recuperare la somma elargita e spesso già spesa o inviata all’estero, non avendo, tra i percettori, nessun bene/credito da poter “aggredire” per recuperare il danno subito.

Tra il 2019/2021 i Carabinieri hanno stimato il circa 50 milioni di euro di elargizioni indebitamente percepite che si aggiungono agli oltre 130 milioni di euro individuati dalla Guardia di Finanza che, senza considerare l’eventuale sommerso che non viene individuato, risulta già di per se una cifra importante, anche se non significativa, relativamente ai fondi stanziati.

Una parte dei beneficiari non è povero in senso assoluto: alcuni vi accedono perché i requisiti glielo consentono ma altri, che non avrebbero i requisiti, vi accedono, per esempio, grazie a fenomeni di evasione parziale o registrazioni anagrafiche non veritiere, a cui difficilmente si può risalire trattandosi di controlli solitamente effettuati a campione e che nel tempo che intercorre tra l’elargizione del beneficio e l’eventuale decadenza, creano oltre al danno erariale, anche l’incremento della sfiducia e del distacco tra i cittadini onesti che si vedono, a ragion dovuta, sottrarre risorse utili per altri scopi ed invece indebitamente percepiti.

 

Proposta di revisione

Alla luce di quanto messo in evidenza nei punti precedenti, appare evidente e non più procrastinabile, apportare misure incisive per creare condizioni reali di impiego dei percettori del reddito e di incentivare gli strumenti atti a contrastare il fenomeno dei c.d. “furbetti del RDC” che sottraggono risorse da destinare ad altre forme di assistenza sociale.

N.O.I. – Nuovi Orizzonti per l’Italia, in virtù delle modifiche già apportate dal Decreto c.d. “Aiuti”, propone di modificare quanto segue:

Punto 1.  Subito dopo la concessione del beneficio, entro 30 giorni, si concluderà la sottoscrizione del “Patto per il lavoratore” (tempistica attualmente già prevista ma non sempre attuata). La mancata sottoscrizione comporterà la sospensione del beneficio e la successiva decadenza. La convocazione sarà a cura dei Centri per l’impiego e non terrà conto degli attuali vincoli relativi ai seguenti requisiti: 1)assenza di occupazione da più di due anni; 2) essere beneficiario della NASPI.

La congruità dell’offerta di lavoro sarà definita secondo i principi già previsti dall’art. 25 del decreto legislativo 150/2015, con la variante che in attesa che si formalizzi l’offerta, il percettore sarà comunque impiegato in ambito comunale al termine del percorso formativo del punto seguente.

Punto 2. Dal giorno successivo alla sottoscrizione del patto e per la sola c.d. fascia degli “occupabili”, si avvia un percorso formativo quotidiano per 18 ore settimanali per la durata di 30 giorni, presso apposita struttura individuata a livello comunale di cui, per 2 settimane, con il personale comunale responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP) al fine di formare il percettore del RDC e di indottrinarlo sulle procedure attinenti la sicurezza nei posti di lavoro secondo la normativa vigente e le sanzioni civili e penali a cui si può andare incontro in caso di mancato rispetto e, per le 2 restanti settimane, a colloqui finalizzati all’individuazione del profilo personale di ogni singolo percettore per favorirne l’inserimento in un contesto adatto alle sue qualità/aspettative. Il mancato superamento di questa fase comporterà la sospensione del beneficio e la successiva decadenza.

Punto 3.A decorrere dal 61 giorno si avvierà il percorso formativo professionale per 18 ore settimanali presso la struttura pubblica o privata, individuata tramite i CPI in base ai risultati del profilo personale del candidato, tramite un contratto di prova per la durata di 180 giorni complessivi al termine al fine di consentire alle parti di valutare la convenienza del rapporto. Per tutto il periodo il datore, a sue spese, corrisponderà la differenza tra il contributo erogato dallo stato e il relativo salario per la specifica mansione e su riferimento del salario spettante basato su contratti nazionali, oltre a coprire i costi legati all’assicurazione sanitaria obbligatoria, senza che allo stesso vengano attribuiti i costi degli oneri fiscali e contributivi, che saranno in capo allo Stato. La somma corrisposta sulla carta prepagata, al fine di coadiuvare le spese connesse al raggiungimento del luogo di lavoro, consentirà un prelievo di contanti fino alla soglia del 50% del totale. Sarà cura degli organi preposti controllare le corrette procedure delle parti circa il rispetto degli accordi previsti dal contratto in prova e ogni trimestre verificare i risultati di tale collaborazione redigendo apposito ed individuale verbale. Obiettivo del corso di formazione sarà orientare il beneficiario al lavoro, e permettere ai beneficiari di acquisire le competenze e capacità connesse alle varie professioni.

Punto 4. Al temine del periodo di prova, nel caso il rapporto possa proseguire, verrà accordato un contratto triennale a tempo determinato secondo la normativa nazionale relativa ai contratti di lavoro. Per tutto questo periodo il datore di lavoro potrà usufruire degli sgravi fiscali relativamente al pagamento delle imposte, da stabilire in funzione del compito assolto dal lavoratore in aggiunta allo sgravio contributivo che rimane in carico allo Stato.

Punto 5.  I percettori del RDC possono subentrare al lavoro a tempo indeterminato al posto di un parente che, a non più di 5 anni dal diritto alla pensione, decida di cessare il rapporto di lavoro e di essere collocato in pensione anticipata con il versamento figurativo dei contributi pensionistici, sino al raggiungimento del primo requisito utile per la cessazione, a carico dello Stato. Il subentro avverrà dopo un periodo di formazione di 6 mesi in sostituzione del punto 2 e previa comunicazione già in fase di presentazione della domanda del RDC.

Punto 6. In tutte le fasi sopra elencate, il RDC cambierà denominazione e diventerà Reddito di Occupazione (RDO) fino a scomparire nel caso di futuro contratto a tempo indeterminato;

Punto 7. In mancanza di idonea individuazione professionale non imputabile al percettore del RDC, ed in attesa che la stessa trovi soluzione, il percettore continuerà per 18 ore settimanali, e tramite apposita timbratura di un badge da effettuare con l’implementazione della funzione tramite microchip della Carta del reddito in possesso, a recarsi presso il proprio comune di residenza che dovrà trovare un utile collocazione all’interno della struttura o in altri ambiti connessi quale comando della polizia locale, strutture scolastiche, biblioteche, giardini comunali, parchi, ASP e relativi ambiti di competenza, con l’ausilio di un supervisore che ogni 30 giorni dovrà redigere apposita scheda valutativa per constatare il regolare svolgimento delle mansioni assegnate e il rendimento. Per coloro che sono sprovvisti di mezzi di trasporto personali o di indisponibilità di mezzi pubblici, ove possibile il comune dovrà concentrare le risorse disponibili per agevolare gli spostamenti.

Punto 8. Entro 9 mesi dalla sottoscrizione del “patto per il lavoratore”, dopo aver rifiutato 3 offerte di lavoro, il percettore del RDC non avrà più titolo a nessuna corresponsione oltre a non poter presentare domanda per i 2 anni successivi mentre, per coloro ai quali durante questo lasso di tempo non verranno presentate 3 offerte (per i quali gli organi preposti dovranno redigere apposito verbale indicanti le cause di forza maggiori e per il quale ne corrisponderanno amministrativamente), il RDC cambierà denominazione e diventerà Reddito di Assistenza (RDA abbreviazione utilizzata nel resto del documento) per un importo massimo pari a € 700 mensili da percepire a vita e che sostituirà integralmente altre forme di assistenza ad esclusione di quelle derivanti da invalidità presentate successivamente alla sottoscrizione del patto per il lavoratore. Il RDA è incompatibile con eventuali prestazioni lavorative sopra la soglia di € 3.000 annue ed il percettore avrà facoltà di chiederne la revoca in qualsiasi momento ed in ogni caso, durante la percezione sarà sottoposto ai controlli previsti dalla normativa vigente per il rispetto dei requisiti tra cui rientrano le dichiarazioni presentate all’atto di presentazione della domanda ovvero anche le pendenze penali presenti e future;

Punto 9. Il RAD, una volta a regime, andrà a sostituire quella che ad oggi è denominata “pensione minima” e sarà ampliata a tutti coloro che al compimento del 65° anno di età avranno un reddito personale pari al massimo a € 13.633,10 o nel caso di reddito coniugale pari al massimo a € 27.266,20. Il costo di tale manovra, ad oggi, calcolato su circa 8 milioni di eventuali percettori, è di circa 7 miliardi di euro e le somme in questione saranno recuperate per una parte ad una maggiore lotta all’evasione fiscale, che ad oggi si attesta su un sommerso di oltre 43 miliardi di euro annui e dalla transizione tra il RDC e il RDO;

Punto 10. Possibilità, a domanda, di integrare il RDO in favore dei lavoratori stagionali che, al termine del periodo di occupazione, saranno impiegati con le modalità previste al punto VI o che, non trovando collocazione utile, e nel solo caso di reddito personale pari al massimo a € 13.633,10 o nel caso di reddito coniugale pari al massimo a € 27.266,20, saranno percettori del RDA per tutto il periodo intercorrente la fase di riposo sino alla ripresa del lavoro stagionale;

Punto 11. Infine, N.O.I. – Nuovi Orizzonti per l’Italia, intendiamo incentivare entro 3 anni dall’inizio della nuova legislatura diverse strutture occupazionali sul territorio in particolare legate all’ambiente ed all’ecologia, creando un indotto territoriale che diventerebbe un magnete al quale far confluire migliaia di posti di lavoro al fine di poter destinare sempre più risorse alle sfide che il futuro ci pone guardando sempre verso gli “Orizzonti”.

I BENEFICI DI QUESTI PROVVEDIMENTI

Quanto sopra evidenziato, oltre a chiarire i vari aspetti teorici e pratici legati al Reddito di Cittadinanza ed i suoi sviluppi normativi, mette in risalto alcune considerazioni al fine di evitare i risultati negativi che spesso sono stati riportati alle cronache, e tutelare chi da questo provvedimento ne ha tratto vantaggio in termini reali.

Nello specifico le misure presentate da N.O.I. Nuovi Orizzonti per l’Italia, contribuiscono a:

  • Instaurare un rapporto di fiducia tra il richiedente/percettore del reddito e le autorità locali ivi preposte al coordinamento delle procedure di accesso lai corsi di formazione e successivamente al mondo del lavoro, con procedure programmate atta a garantire formazione ed inserimento;
  • Migliorare il protocollo dei controlli, facilitando le verifiche da parte delle autorità preposte, evitando che il reddito venga percepito da non aventi titolo o persone che dopo la percezione vanno ad abitare all’estero;
  • Garantire che il percettore si renda in ogni caso utile alla collettività evitando che percepisca il reddito a scapito dei contribuenti senza offrire nulla in cambio;
  • Contribuire a far crescere professionalmente una generazione di giovani che hanno perso la speranza di trovare spazio all’interno della società in cui vivono;
  • Orientare le risorse del welfare, dopo la fase iniziale di formazione, verso il mondo del lavoro così da abbassare favorire l’economia reale;
  • Conoscere in tempo reale le uscite economiche legate alle elargizioni del RDC così da poter programmare le spese al fine di reinserire nell’immediato le risorse avanzate da coloro che verranno assunti a tempo indeterminato;
  • Concorrere a stilare un piano di equità sociale basato non solo su valori economici teorici ma in riferimento anche a contesti reali di povertà, al fine di orientare al meglio le risorse tra NORD e SUD con lo scopo di combattere la povertà in termini pratici;
  • Assumere, tramite apposito bando, personale preposto alla formazione ed al controllo delle procedure sopra descritte, anche tramite scorrimento delle graduatorie dei concorsi pubblici già evasi.

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La formazione è sempre più dominante e trasversale nei processi innovativi per lo sviluppo, sia delle aziende sia delle persone, e N.O.I. di Nuovi Orizzonti per L’Italia siamo consapevoli del ruolo e della formazione del sistema economico e sociale e della sua funzione dominante nello scacchiere globale.

Il lavoro degli enti di formazione si applica in molteplici settori, a partire dalla sicurezza negli ambienti di lavoro alla formazione dei docenti, passando dall’apprendimento dinamico e dalla comunicazione didattica.

Il sistema economico e sociale è composto da molteplici attori, famiglie, scuole ed università, pubblica amministrazione, imprese e persone, il tutto sempre più dinamico e interconnesso. La sua grande capacità di ridistribuire valore prevale solo se accetta la sfida del cambio dei criteri dello sviluppo e della crescita, che va pensato per tutti e non più per pochi.

 

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