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Qui Londra: Boris Johnson, Mosca sia umana con prigionieri

Linea dura con Vladimir Putin, ma anche appelli alla clemenza verso i prigionieri britannici nelle mani di Mosca.

   Boris Johnson ha rivolto oggi un invito-monito al Cremlino a garantire “un trattamento umano e compassionevole” ai foreign fighter britannici catturati dalla forze russe nell’inferno di Mariupol, in Ucraina orientale (Aiden Aislin e Shaun Pinner), e poi mostrati in immagini video nelle quali invocano d’essere scambiati con Viktor Medvedchuk: esponente politico ucraino filo-russo, indicato in passato come amico personale di Putin, fatto prigioniero da Kiev.
    La sorte dei due britannici è stata evocata durante il Question Time del mercoledì alla Camera dei Comuni da un deputato ed ex ministro Tory, Robert Jenrick, eletto nel collegio in cui uno dei due prigionieri è residente, il quale ha chiesto al primo ministro di denunciare come “una flagrante violazione della Convenzione di Ginevra” il contenuto del video in cui “Aiden Aislin appare ammanettato, ferito e messo sotto pressione a scopi di propaganda”.

   “Ringrazio moltissimo – ha risposto Johnson più cauto – il mio onorevole amico per il suo intervento; e credo che ciascuno sia chiamato a sollecitare lo Stato russo ad assicurare (ad Aislin) un trattamento umano e compassionevole”.

   Il governo di Londra – ha precisato poi il premier conservatore, tornando a correggere il tiro rispetto ad affermazioni della sua ministra degli Esteri, Liz Truss, che all’inizio dell’invasione russa era parsa incoraggiare i viaggi dei “volontari” stranieri invitati da Kiev a combattere – “è impegnato a dissuadere attivamente i connazionali dal recarsi in quel teatro di guerra“; “ma io comprendo come Aiden Aislin abbia servito per 4 anni nelle forze ucraine e quindi la sua situazione sia molto diversa da quella di un mercenario”.

   In precedenza anche la famiglia di Aislin aveva additato il trattamento russo del proprio congiunto come una presunta offesa alla Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra, poiché egli sarebbe ora un militare regolare ucraino con doppio passaporto e “non un foreign fighter né un mercenario”.

  Pur avendo in effetti ricevuto addestramento come contractor, al pari dell’ex militare britannico Shaun Pinner, ora suo compagno di prigionia, per aver combattuto dapprima in Siria, poi nel Donbass fin dal 2018 dopo essersi arruolato fra le truppe di Kiev e aver successivamente sposato una donna ucraina.
   

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