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Stanzione, in 25 anni la privacy è diventata diritto di tutti

In un quarto di secolo la privacy da diritto borghese è diventata una conquista di tutti, a sostegno della libertà e della democrazia. E’ il bilancio che traccia il presidente dell’Autorità Garante per la Privacy, Pasquale Stanzione, in un’intervista con l’ANSA rilasciata alla vigilia della presentazione del libro fotografico “25 anni di Privacy in Italia. Dalla distanza di cortesia all’algoritmo”. Il volume, realizzato in collaborazione con l’agenzia, ripercorre i mandati che si sono succeduti dal 1997 ad oggi e verrà presentato alle 15.30 a Roma, presso la Camera di Commercio – Tempio di Adriano.

Quali sono le principali conquiste di questo quarto di secolo? “Indubbiamente la democratizzazione della privacy; la sua affermazione come diritto sempre più di tutte e tutti e, soprattutto, degli ultimi. Nato e percepito, in origine, come tradizionale prerogativa borghese, il diritto alla privacy si è progressivamente affermato (in Italia anche grazie allo Statuto dei lavoratori già negli anni ’70) come potente strumento di redistribuzione del potere informativo e, dunque, di garanzia delle fasce deboli nell’ottica dell’eguaglianza sostanziale sancita dalla Costituzione. E’ quello che Rodotà definiva il passaggio dal segreto (borghese) al controllo (del potere informativo)”. La guerra, insieme alle vite umane, spazza via i diritti dei singoli. Come tutelare le persone vulnerabili? “Come ogni emergenza, la guerra amplifica la dimensione della necessità e induce a sottovalutare l’importanza dei diritti. A farne le spese sono, quasi sempre, i soggetti più vulnerabili per condizione sociale, economica, personale. E questo è inaccettabile. Ecco perché, ad esempio, proprio rispetto alla guerra abbiamo ribadito l’esigenza di evitare, pur nel prezioso esercizio della libertà d’informazione, la pornografia del dolore, espresso dalla forza drammatica di bambini e corpi straziati”. Nel corso della pandemia si è cercato di conciliare le esigenze di tutela della privacy e della salute pubblica.

Il Garante della privacy compie 25 anni. ‘Tutela dei dati personali diritto universale’

E’ soddisfatto del lavoro svolto? Quali sono le criticità da superare? “La pandemia ci ha insegnato a ricercare sempre, dietro pretesi antagonismi, una sinergia virtuosa tra l’io e il noi, la libertà e la solidarietà. La privacy è stata un’interprete importante di quest’esigenza di bilanciamento, dimostrando la rilevanza della sua “funzione sociale” nel garantire un equilibrio democraticamente sostenibile con le esigenze collettive e nel rendere la tecnica strumentale all’uomo e alla libertà, mai viceversa. Si pensi a Immuni, ma anche al green pass: casi nei quali la tecnica ha fornito soluzioni per minimizzare l’impatto, sulle libertà, delle misure di contenimento sanitarie”. Sui media italiani emergono periodicamente casi eclatanti di cronaca spesso raccontati nei minimi dettagli. Dove si ferma il diritto di cronaca?

“Il rapporto tra privacy e informazione è governato dal criterio di essenzialità, che legittima la diffusione di dati anche personali purché funzionali a fini informativi rispetto a notizie di pubblico interesse. Ciò consente di adempiere alla fondamentale funzione informativa senza, tuttavia, far scadere il giornalismo a sguardo dal buco della serratura, che nulla aggiunge in termini informativi, ma viola la dignità della persona”. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale sono una grande incognita per il futuro. Dobbiamo mettere un limite allo sviluppo? C’è il rischio di un conflitto tra uomo e macchina? “C’è bisogno di una guida antropocentrica dell’innovazione, che impedisca di rendere l’uomo strumento della macchina, anziché viceversa. E’ la direzione impressa dalla regolazione europea sul digitale, che sin dal Gdpr mira a coniugare innovazione e umanesimo digitale”. Senza una regolamentazione e un coordinamento a livello europeo e internazionale appare sempre più difficile garantire i diritti dei singoli. Sono stati fatti passi avanti, ma sono sufficienti? “L’Europa dei piccoli passi – per riprendere l’idea di Schuman – è andata molto lontano e, soprattutto, ha segnato la direzione giusta da intraprendere per la garanzia della libertà, dell’eguaglianza, della solidarietà: porre la persona – come recita la Carta di Nizza – al centro. La sfida che l’attende è farsi promotrice dell’universalismo dei diritti umani”.

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