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Ucraina: Mattarella, restare uniti nella ricerca del dialogo

“L’Italia e tutta la comunità internazionale, hanno un ruolo centrale nel favorire il dialogo. Dobbiamo farlo uniti, insieme. La nostra esperienza ci ha mostrato come si possa costruire una convivenza stabile e duratura, anche all’indomani di conflitti sanguinosi”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone in occasione della Festa della repubblica. “La Repubblica è impegnata a costruire condizioni di pace e le sue Forze Armate, sulla base dei mandati affidati da Governo e Parlamento, concorrono a questo compito”.
“Il 2 giugno di settantasei anni fa, con la scelta della Repubblica, il popolo italiano si incamminò sulla strada della pace, archiviando le avventure belliciste proprie di un regime autoritario come quello fascista. Una opzione che venne poi solennemente ratificata nella Costituzione. Il nostro contributo – e in esso delle Forze Armate – alla causa della pace e della cooperazione internazionale si è caratterizzato con l’adesione al Trattato del Nord-Atlantico sottoscritto fra Paesi amanti della libertà, con la costruzione graduale e crescente della unità europea, con la partecipazione all’ONU e alle sue iniziative. Fu possibile realizzare un clima di crescente fiducia che, diminuendo le tensioni, consentiva di ridurre ragioni e clima di un confronto talvolta ai limiti del contrasto, senza tuttavia mai oltrepassare quelli che conducono al conflitto”. Lo scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone in occasione della Festa della repubblica.

Mattarella: Italia cerca via d’uscita, serve ritiro Russia.
E’ giunta l’ora di trovare “coraggio e lucidità” e di superare gli “egoismi” che frenano la compattezza della Comunità internazionale. E l’Italia sta facendo “responsabilmente” la sua parte per trovare una soluzione diplomatica che non può prescindere dal ritiro della Russia. Sergio Mattarella tira le fila dell’azione di governo rispetto alla guerra all’Ucraina ed ai tentativi negoziali in corso. Lo fa attraverso un brevissimo ma denso discorso al corpo diplomatico accreditato in Italia riunito al Quirinale per un concerto in occasione della Festa della Repubblica. Un intervento che il presidente della Repubblica fa precedere da un gesto simbolico più forte di ogni parola: gli ambasciatori di Russia, Serghey Razov, e quello della Bielorussia, Vladimir Vasilkov (che in realtà è solo un incaricato d’affari), non sono stati invitati. Le due sedie rimangono vuote anche perchè, viene spiegato, la decisione segue quanto deciso ai primi di maggio a Bruxelles di non coinvolgere ad eventi di questo tipo, come le feste nazionali, i rappresentanti dei due Paesi. Ma resta il fatto che si trattava di una raccomandazione che la presidenza della Repubblica ha deciso di seguire in una delle occasioni più formali dell’anno. Il presidente parte subito deciso ricordando ai diplomatici, e a tutte le più alte cariche dello Stato, dal premier Mario Draghi ai presidenti di Camera e Senato, che è la Costituzione ad aver indicato all’Italia “la strada del multilateralismo” e soprattutto ad aver messo nero su bianco “il solenne impegno alla rinuncia della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali”. Proprio per questo, argomenta Mattarella, non si può rimanere inerti di fronte “un’aggressione di stampo ottocentesco” che ci evoca spaventosi “scenari che vedono l’umanità protagonista della propria rovina”. Per questo il capo dello Stato richiama concretamente all’azione e alla “responsabilità”: “L’Italia è convintamente impegnata nella ricerca di vie di uscita dal conflitto che portino al ritiro delle truppe occupanti e alla ricostruzione dell’Ucraina”, aggiunge delineando di nuovo i paletti entro i quali si deve muovere una Repubblica. Nessun accenno alle polemiche di politica interna sulla annunciata missione di Matteo Salvini in Russia ma un invito al superamento di egoismi e divisioni.

“L’incancrenirsi delle contrapposizioni – sottolinea ancora – conduce soltanto ad accrescere i serbatoi dell’odio, a negare le ragioni della libertà, della democrazia, della giustizia internazionale dei popoli, valori incompatibili con chi promuove conflitti. Esistono per il genere umano, con la più grande evidenza, beni condivisi e gravi pericoli comuni che obbligano a superare ogni egoismo, ogni volontà di sopraffazione. Occorre ripristinare una rinnovata legalità internazionale”. Piantati i paletti il presidente però guarda avanti e certamente non disconosce quanti in questi giorni spingono per una fase meno belligerante e più negoziale negli sforzi occidentali. “Con lucidità e con coraggio occorre porre fine alla insensatezza della guerra e promuovere le ragioni della pace”, aggiunge ricordando quanto il conflitto incida oltre alla stretta area di guerra e quanto colpisca lontano, soprattutto le zone più povere del pianeta con l’inumana guerra del grano: “non è un conflitto con effetti soltanto nel teatro bellico. Le conseguenze della guerra – rimarca il presidente – riguardano tutti. A cerchi concentrici le sofferenze si vanno allargando, colpendo altri popoli e nazioni. Accanto alle vittime e alle devastazioni provocate sul terreno dello scontro, la rottura determinata nelle relazioni internazionali si riverbera sempre più sulla sicurezza alimentare di molti Paesi; sull’ambito della gestione delle normali relazioni, incluse quelle economiche e commerciali”.

 

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