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Ucraina: quinto invio di armi dall'Italia. Ironia di Mosca: “E le bollette?”

ìIl Governo Draghi, con uno dei suoi ultimi atti, si prepara a licenziare il quinto decreto interministeriale sulla “cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari” all’Ucraina. I contenuti classificati del provvedimento sono stati illustrati oggi – come nelle altre quattro volte precedenti – dal ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, al Copasir. Quest’ultimo, informa il presidente Adolfo Urso, ha riscontrato l’aderenza del testo “alle indicazioni e agli indirizzi dettati dal Parlamento”.

In attesa del nuovo esecutivo di centrodestra, dunque, non si arresta il sostegno militare dell’Italia a Kiev. Sul punto c’è l’accordo della premier in pectore, Giorgia Meloni, che oggi nel corso di una prima telefonata ha ricevuto i ringraziamenti da Volodymyr Zelensky ed un invito “a recarsi quanto prima a Kiev'”. Mentre lei ha confermato il suo “pieno sostegno alla causa della libertà del popolo ucraino”.

Mosca non l’ha presa bene. “Le forniture di armi all’Ucraina non aiutano a risolvere il problema del caro-bollette”, ha scritto sui social l’ambasciata russa a Roma, postando immagini di missili anti-carro e bombe da mortaio italiane finite nelle mani dei militari di Putin. C’è anche una guerra di informazione che si combatte e la rappresentanza diplomatica russa in Italia è spesso in prima linea.

La controffensiva ucraina nell’Est e nel Sud del Paese necessita di massicci rifornimenti di materiale bellico e tutti gli alleati stanno procedendo alla spedizione di armamenti, Stati Uniti in testa, che hanno appena annunciato ulteriori aiuti per 1,1 miliardi di dollari: tra le armi che saranno inviate ci sono altri 18 Himars, lanciarazzi multipli con una gittata fino ad una settantina di km, considerati un ‘game changer’ per la loro efficacia. La Danimarca ha approvato un altro pacchetto di aiuti per 145 milioni di euro ed un accordo con Germania e Norvegia per la produzione del sistema di artiglieria Zuzana II.

Sui materiali italiani non ci sono dati ufficiali. L’elenco è ‘coperto’ ed i membri del Copasir sono tenuti a rispettare il segreto: finora si è parlato di missili controcarro, sistemi di difesa aerea Stinger, mortai, mitragliatrici pesanti e leggere, munizionamento di artiglieria, cingolati per trasporto truppe, veicoli Lince con blindatura antimine, sistemi di comunicazione, dispositivi di protezione individuale, razioni k. L’ambasciatore Stefano Pontecorvo, in un’intervista alla Stampa, ieri ha sottolineato che “quando saranno resi pubblici gli elenchi del materiale bellico che stiamo fornendo, si capirà che il nostro contributo alla difesa ucraina è importante”.

Guerini lo scorso 22 settembre è stato ricevuto a Kiev dal presidente Volodymyr Zelensky ed ha incontrato il suo collega Oleksii Reznikov, che ha messo sul tavolo le necessità delle forze armate gialloblu. Proprio in base a queste esigenze – e dopo una ricognizione degli arsenali – lo Stato Maggiore della Difesa ha riempito l’elenco del quinto decreto. Ma il sostegno italiano non si limita agli equipaggiamenti. Sono infatti in corso mirate attività addestrative per rendere più sicuro l’utilizzo delle armi da parte del personale ucraino.

Anche Urso – presente nel totoministri che impazza in questi giorni – ha avviato rapporti con Kiev. Sabato scorso ha avuto un colloquio telefonico con Andriy Yermak. Oggi il primo contatto diretto Zelensky-Meloni, con il presidente ucraino che si è detto “certo di poter contare su una proficua collaborazione con il prossimo Governo italiano”.

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