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Vaticano, le chat della Chaouqui scuotono il processo sui fondi

Il Tribunale vaticano ha respinto la richiesta di sospendere e rinviare a data da destinarsi il processo sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, presentata da alcune difese alla luce delle chat e dei messaggi depositati ieri dal promotore di giustizia Alessandro Diddi, in parte da corrispondenze intercorse tra Francesca Immacolata Chaouqui e Genoveffa Ciferri, amica del testimone mons. Alberto Perlasca. Sulla base dei nuovi documenti, Diddi ha aperto un nuovo fascicolo d’indagine. La Chaouqui e la Ciferri saranno sentite in un’udienza all’inizio del 2023 e, se necessario, sottoposte a confronto.
    A chiedere di rinviare il dibattimento a data da destinarsi, oggi nella 40/a udienza, è stato l’avv. Cataldo Intrieri, difensore di Fabrizio Tirabassi, “onde consentire gli accertamenti sui fatti illustrati dal Pg Diddi”. Intrieri ha chiesto anche di rinviare gli atti alla Procura della Repubblica di Roma, per possibili “fatti criminosi” commessi sul territorio italiano. Sulla base di quanto portato ieri a conoscenza da Diddi, il legale ha chiesto: “si tratta di depistaggio? Frode? Minacce? Qualche incidenza sui fatti oggetto di questo processo c’è. Esprimo a Diddi, da avvocato, la mia solidarietà per i sospetti e le insinuazioni”. Solidarietà a cui si sono associate tutte le difese e anche il Tribunale. Durante l’udienza è stata letta parte di un lungo messaggio inviato il 26 novembre da Genoveffa Ciferri a Diddi, nel quale, a proposito degli scambi da lei intrattenuti con Francesca Chaouqui, dice al promotore di giustizia che “millantava una stretta collaborazione con Lei riguardo alle indagini, col promotore Milano, con la Gendarmeria e il Santo Padre stesso, i riscontri che forniva e le informazioni su di Lei e gli altri, erano così puntuali e dettagliate che non facevo fatica a crederle”.
    E ancora: ” mi informava in tempo reale perfino dei Suoi spostamenti e di tutto ciò che diceva, riguardo le indagini in corso, e anche dei movimenti dello stesso Pontefice”. Il legale, alle cui richieste si sono associate altre difese, ha osservato che affermazioni come queste e altre “meritino accertamenti profondi, sono motivo di turbamento. Occorre un chiarimento, prima di procedere oltre”. Altre difese hanno invece chiesto che si tolgano gli omissis dalle chat e che gli accertamenti, necessari, avvengano a procedimento in corso. Il Pg Diddi, oltre a ringraziare per la solidarietà, ha spiegato invece che “altri accertamenti non servirebbero”, che la prima necessità era di riscontrare da dove proveniva il “memoriale” di mons. Perlasca del 31 agosto 2020 e che il ‘suggeritore’ di certi temi era appunto la Chaouqui tramite la Ciferri, che diceva a Perlasca che le indicazioni venivano invece da un “anziano magistrato”.
    Ciò è stato riscontrato, ha proseguito Diddi, e anche l’ipotesi di falsa testimonianza per Perlasca ricade nella non punibilità avendo lui chiarito la precedente versione. Diddi ha inoltre aggiunto di non essere stato lui a suggerire i temi alla Chaouqui. “Sentiamola in dibattimento – ha proposto -. Le due donne occorre sentirle insieme, per evitare reciproci condizionamenti. Occorre trovare una data, e su ciò che non è convergente si faccia un confronto. Ma in dibattimento”.
    Con un’ordinanza dopo un’ora e 20 di camera di consiglio, il presidente Giuseppe Pignatone ha respinto le richieste di sospensione e rinvio del processo, annunciando poi che l’interrogatorio di Ciferri, inizialmente previsto per domani, slitta al nuovo anno e avverrà insieme alla Chaouqui.
    Sui contenuti delle chat è stato sentito oggi mons. Perlasca, che ha tra l’altro riferito di aver ricevuto una quindicina di pesanti messaggi, alcuni “minatori”, dalla Chaouqui, da lui definiti “farneticanti”, alcuni letti in aula, dei quali informò il cardinale Angelo Becciu, che gli consigliò: “ormai è fuori da tutti i giri, anche dalla stampa, per cui è innocua. Lascia perdere”.
    Tra i testimoni d’accusa, è stato ascoltato oggi in aula il vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, a proposito dell’ipotesi di “subornazione di testimone” da parte del card.
    Angelo Becciu nei confronti di Perlasca. Cantoni, rispondendo alle domande del pg Diddi e del presidente Pignatone, ha riferito che Becciu gli chiese di parlare con Perlasca per dirgli che lui “lo avrebbe perdonato, a patto che ritrattasse le sue dichiarazioni, altrimenti lo avrebbe denunciato”.

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