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Veneto: il centrodestra spaccato rischia a Verona

Matteo Salvini concluderà assieme a Giorgia Meloni la campagna elettorale per le amministrative di Verona, per non dare adito alle tensioni. E’ qui, infatti, che si gioca la partita più interessante in questo turno delle elezioni amministrative per il Veneto, dove si misurerà il rapporto di forze all’interno della coalizione di centrodestra, con Forza Italia che ha deciso di correre da sola rispetto a Lega-Fdi. E tra questi due partiti la competizione è evidente, mentre negli altri due capoluoghi, Padova e Belluno, il centrosinistra cerca la conferma. E’ corsa a tre per il rinnovo dell’amministrazione del capoluogo scaligero, con la probabilità che il candidato per il centrosinistra possa godere dei ‘giochi pericolosi’ dell’alleanza che governa la città.

Il sindaco uscente è Federico Sboarina, che cinque anni fa aveva vinto con il centrodestra unito, e che nel frattempo ha smesso i panni del ‘civico’ per entrare in Fratelli d’Italia. Il suo mandato è stato contrassegnato da forti polemiche politiche, per alcune prese di posizione della sua coalizione che strizzavano l’occhio all’ultradestra cattolica, un controverso “Convegno della famiglia” sostenuto anche da organizzazioni vicine al regime di Putin. Il sindaco è andato avanti ma lo ‘scivolamento’ verso destra gli ha inimicato le forze di centro della coalizione, che alla fine hanno deciso di rompere facendo rientrare in gioco il ‘vecchio’ sindaco, l’ex leghista Flavio Tosi. Sboarina ha dalla sua Lega e Fdi, ma anche qui le tensioni non mancano. Fa specie soprattutto l’accusa di una ‘spartizione’ sulla ricca Fiera di Verona, il cui cda è stato recentemente rinnovato, giusto a poche settimane dal voto, composto da soli maschi e con la presidenza affidata a Federico Bricolo, leghista della prima ora, già capogruppo del Carroccio al Senato e fedelissimo a Salvini. Tosi – che ancora riscuote un certo seguito in città – torna alla carica con la sua lista “Fare” e altre formazioni, tra cui soprattutto Forza Italia.

Terzo incomodo è Damiano Tommasi, ex calciatore campione d’Italia con la Roma e già alla testa dell’Aic, che si presenta con centrosinistra e Movimento 5 Stelle uniti. Niente grandi manifestazioni, una campagna elettorale fatta di incontri e strette di mano, niente fotografie o camminate con i leader nazionali. I litigi del centrodestra lo potrebbero favorire per un ballottaggio, ma c’è anche il rischio che possa finire ‘stritolato’ qualora gli avversari si ricompattassero.

Coalizioni ‘regolari’ invece nelle altre due città capoluogo al voto, Padova e Belluno, dove il centrosinistra ha governato e ora cerca la conferma. Nella città euganea sarà una sfida tra manager prestati alla politica. Sergio Giordani punta alla rielezione contro l’imprenditore Francesco Peghin, scelto da Salvini su suggerimento dell’ex sindaco Massimo Bitonci. La campagna elettorale è stata contrassegnata da un sostanziale ‘fair play’, anche se Peghin ha cercato qualche stoccata polemica verso il sindaco uscente, ma senza grossi sussulti.

A Belluno, infine, il centrodestra unito scommette su Oscar De Pellegrin, campione paralimpico, dopo dieci anni di opposizione. Dopo due mandati il sindaco uscente Jacopo Massaro lascia il posto a Giuseppe Vignato, manager di grosse aziende come Luxottica e amministratore in diverse società, che oltre al Pd ha incassato l’appoggio dei Cinquestelle, trainati dal ministro bellunese ai rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. 

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